Brighton

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Ah, Ah, Ah, Ah. No, non è qualcuno che canta Stayin’ Alive dei Bee Gees (e chiaramente non io, perché altrimenti vi si sarebbero già rotti gli schermi, gli altoparlanti e tutti i cristalli di casa), ma il suono di tutta la comunità di WordPress che ride di me, perché ho detto che avrei pubblicato due post a settimana (per tutte le settimane) e poi sono sparita. AH!

E se voi vedeste la mia agenda scoppiereste a ridere, perché sono settimane che ogni martedì e giovedì ho in programma di scrivere un post, ma poi trovo sempre un’ottima scusa per non farlo. “Ho lavorato tutto il giorno, non ho niente da scrivere”, o ancora “Ho scritto due capitoli della mia nuova storia oggi, penso di non voler più vedere una tastiera per le prossime dodici ore” o la migliore: “fa troppo caldo per scrivere”.

Ma voglio riprovarci, perché non sarei io se non continuassi a riprovare a fare qualcosa finché non ci riesco. Quindi ricominciamo. Giriamo la pagina, prendiamo un foglio bianco e iniziamo da capo.

Lo scorso weekend sono andata nella mia amata Inghilterra, questa volta non a Londra, ma a Brighton, nell’est Sussex. Non ci ero mai stata ed era sulla mia lista di posti da visitare da svariato tempo.

Brighton è una città di mare. Una città con abitanti tranquilli e rilassati, una città con turisti che passeggiano sul lungomare, giovani uomini e donne che partecipano a feste di addio al celibato e al nubilato, Londoners (e non) in fuga dalla città per un weekend (magari “dirty”), adolescenti in vacanza studio che fanno falò sulla spiaggia di sassi e gabbiani che rubano tramezzini.

Prima di partire qualcuno aveva detto a mia sorella che ci saremmo annoiate, perché Brighton è bella, ma è piccola e non c’è niente da fare. Ma evidentemente chi ha detto questa cosa non conosce nessuna delle due, perché se ci sono negozi e/o un centro commerciale, c’è sempre qualcosa da fare.

Ma non preoccupatevi, non ho passato tutto il mio tempo a fare shopping, ho anche visitato la città e me ne sono innamorata per i seguenti motivi:

1) È piccola e qualunque cosa tu voglia fare/vedere si può raggiungere a piedi;

2) C’è il mare. A me non piace stare in spiaggia a prendere il sole senza fare nulla, ma amo camminare sul lungomare e, soprattutto, adoro il rumore delle onde;

3) Si respira un’atmosfera super rilassata e gli abitanti sono pieni di tatuaggi, hanno capelli di colori improbabili e nessuno osa guardarli male o giudicarli (e, se lo fanno, sono turisti);

4) Ci sono tutti i miei negozi preferiti e si riesce a fare shopping in tutta calma, perché non c’è strapieno come a Londra. Per dirvi, sono riuscita a fare spesa da Primark senza essere assalita da un mucchio di vestiti buttati per terra o dalla signora delle pulizie con uno Swiffer lungo quanto tutta la mia camera da letto che raccoglie gli appendiabiti che sono stati abbandonati.

Se dovessi descriverla direi che è un mix perfetto tra Londra e San Francisco, con un pizzico di Las Vegas.

Ci sono tutti i ristoranti, le catene di negozi, lo stile di alcune case e (ovviamente) l’accento degli abitanti che mi fanno pensare a Londra. Poi ci sono lo stile dei residenti, le strade che vanno in salita , il mare e il fatto che ci sia una grande comunità gay che mi fanno pensare a San Francisco. E infine ci sono le “baraccate”, le sale giochi, le discoteche e i casino che mi fanno pensare un po’ a Las Vegas.

Tutto di Brighton è particolare, compreso l’hotel in cui sono stata durante il weekend: l’Artist Residence a Regency Square, esattamente di fronte al vecchio West Pier (o meglio, a quello che rimane dello ‘scheletro’ del West Pier) e al nuovo mostro architettonico che stanno costruendo sul mare, una torre da cui si potrà vedere il panorama a 360°.

L’hotel non ha una reception “tradizionale”, ma invece ti fanno accomodare a un tavolo lunghissimo e ti fanno check-in dal bancone del bar (lo stesso dove poi c’è la colazione dalle 7:30 del mattino). Lo stile dei mobili delle zone comuni (ci sono anche un’altra sala in cui si può mangiare, un altro bar molto frequentato di sera e una saletta comune dove è possibile anche giocare a giochi da tavolo come Scrabble o Monopoly) è industriale/hipster/chic e mi è piaciuto tantissimo. Invece le stanze hanno temi diversi e la mia era all’ultimo piano, con vista mare (beh… con vista impalcatura del mostro architettonico) e il tema era Edgar Allan Poe (c’era anche un quadro bellissimo, ma molto inquietante e se ci si metteva al lavabo del bagno, con le luci spente in camera, ma le lucine dello specchio accese… sembrava che ci fosse qualcuno nella stanza da letto).

Infine ecco la mia top 3 di Brighton:

1) Il lungomare con tutti i bar, i ristoranti e i negozietti di conchiglie (il West Pier è triste e un po’ inquietante, ma a me piacciono le cose abbandonate; l’altro Pier, quello con tutte le attrazioni, è molto carino, soprattutto di sera quando si vedono le lucine accese);

2) I giardini del Royal Pavilion;

3) Le vie piene di negozi e con bandierine appese ovunque.

Per oggi è tutto, spero di riuscire a seguire il mio piano almeno questa volta!

Alla prossima,

Poppy

193: London Day 15

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Dopo i circa tredici gradi di ieri, oggi la giornata è stata decisamente migliore. Ha piovuto pochissimo e la temperatura è stata piacevole per tutto il giorno, quindi ne ho approfittato per esplorare un po’.

Questa mattina sono andata da John Lewis a Oxford Street e ho scoperto che sul tetto c’è una terrazza da cui si può vedere tutta Oxford Street ed è molto, ma molto carina. C’è addirittura un piccolo bar dove si può prendere qualcosa da mangiare o da bere mentre ci si rilassa tra le piante e i fiori. È un’oasi di tranquillità nel caos della frequentatissima Oxford Street.

Sempre da John Lewis hanno aperto anche un Rossopomodoro e la pizza è davvero buona. 

Dopo pranzo invece sono andata a Covent Garden, dove è stato aperto un pop-up tweet shop di Marc Jacobs. Rimarrà aperto per tutto il weekend e funziona in questo modo: tutto quello che si può comprare non lo si paga con i soldi, ma in tweet.
Bisogna scrivere un tweet con l’hashtag #MJDaisyChain, mostrarlo in cassa e c’è un “menu” di cose che si possono ottenere a seconda di quello che si ha postato. 
Se si tratta di un semplice tweet con hashtag si può scegliere tra una mini taglia di Daisy, Daisy Dream o Daisy Eau So Fresh oppure si può prendere un caffè o qualcosa da mangiare (macarons, mi pare).
Se insieme al tweet si posta anche una foto o un video (Vine) si può scegliere se farsi fare una manicure con gli smalti Marc Jacobs oppure un portachiavi di Daisy Dream, la nuova fragranza.
Se le foto o i video postati sono particolarmente creativi e belli, potete venire scelti per vincere taglie normali dei profumi o addirittura occhiali da sole o anche borse di Marc by Marc Jacobs.

Ah, dimenticavo di dire che, sempre a Covent Garden, c’è un Double Decker di Street Food by MasterChef. Inoltre oggi (ma penso che succederà per tutto il weekend) passavano ragazzi e ragazze di Radley con degli adorabili cagnolini e davano card con sconti del 10% se si spendono almeno £50.

Infine sono andata a Little Venice, dove ho trovato una serra bellissima che si chiama Clifton Nurseries e al suo interno c’è anche un piccolo bar. 
Sul canale, invece, c’è una libreria in una barca. Si chiama Word on the Water e vende libri di seconda mano (io ne ho comprato uno sulla scrittura a sole 3 sterline!). 

Per tornare a “casa” ho camminato lungo il canale fino alla stazione di Paddington ed è stata una camminata davvero piacevole (a parte quando sono dovuta passare sotto un ponte dove, dall’altra parte del canale, dormiva qualcuno).

E la mia giornata è finita così, dopo essere andata a fare la spesa da Whole Foods e aver mangiato a casa in tranquillità.

A domani!

Poppy

188: London Day 10

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Credevo di aver visto tanta gente strana nella mia vita, poi ho cominciato a chiacchierare con un uomo dello staff dell’appartamento e ho capito che esistono tante persone bizzarre. Tantissime.

È affascinante parlare con qualcuno che lavora nella reception di un hotel, perché si scoprono tantissime curiosità sulle abitudini della gente. Mi piace conoscere la gente del posto quando viaggio e mi piace ancora di più fermarmi a parlare con loro. Ed è una cosa che mi capita spesso, anche se una volta sono stata molto fraintesa e il tizio ha, nell’ordine: lasciato un biglietto con il suo indirizzo e-mail sotto la porta della mia stanza, creato un account Twitter solo per seguire il mio, chiamato il telefono nella mia camera a mezzanotte per chiedermi com’era andata la mia giornata e per offrirmi un upgrade gratis e chiedermi se volevo “andare a vedere la nuova stanza con lui”.

Comunque, chiudendo questa parentesi un po’ inquietante (e nel caso vi steste chiedendo com’è finita, ho accettato l’upgrade ma senza andare a vedere la stanza con lui e poi ho tagliato i contatti e smesso di frequentare quell’hotel) mi piace ascoltare le storie delle cose assurde che succedono negli hotel. A volte si scoprono cose curiose, come il fatto che un ragazzino diciassettenne ha chiesto allo staff in reception di nascondere le sue sigarette in cassaforte perché la sua famiglia non sa che fuma. Tutte le mattine se le fa dare, finge di uscire per andare a fotografare Londra e invece fuma.

Oppure si scopre che tanta gente ha troppo poco buonsenso. Forse l’avevo già raccontato, perché questa è una cosa che ho saputo l’anno scorso, ma qualcuno ha avuto il coraggio di accendere il bollitore elettrico e poi di piazzarlo sulla piastra elettrica accesa. Questa persona ha ovviamente fatto un casino allucinante e ha obbligato lo staff dell’hotel a cambiare tutto il piano cucina di quella stanza.

Un’altra cosa che mi piace è fare people watching quando sono in giro. Osservo le persone, anche se probabilmente non dovrei. A volte si vedono cose interessanti, altre si trovano personaggi improbabili, come quello che oggi è salito sull’autobus con un bicchiere colmo di caffè bollente (senza coperchio) e ne ha rovesciato metà quando il bus è partito. Oppure a volte si vedono ragazze con uno stile incredibile che ti ispira e ti fa venire voglia di comprare tutto quello che indossano, mentre altre… un po’ meno.
Mi aggiungo a un appello che hanno già fatto in tanti: I LEGGINGS NON SONO PANTALONI. Vi prego, non mettete i leggings praticamente trasparenti con magliettine cortissime. Sono orribili e vi si vede qualunque cosa.
E ve lo dice una persona che è una grande fan dei leggings. Una che praticamente vive in leggings da anni. Ma:
A) se metto quelli un po’ trasparenti non li metto con magliette corte. Ci metto sopra cose lunghe che coprono almeno le mutande (perché si vedono, credetemi. Potete anche metterle nere con leggings neri, ma si vedono);
B) se decido di mettere magliette più corte uso i jeggings (che non sono altro che jeans elasticizzati. Sostanzialmente skinny jeans senza il fastidio del bottone e della cerniera).

Ieri sera ho guardato That Awkward Moment e l’ho trovato un film molto carino. È stato diverso dal solito, perché è una commedia romantica, ma è raccontata dal punto di vista degli uomini. Ed è particolarmente interessante cercare di capire la mentalità dell’uomo quando si tratta dell’amore. Oltre al fatto che il film è pieno di battute e momenti divertenti.

A domani!

Poppy

185: London Day 7

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Oggi vorrei parlare di Chelsea, di come sia un bel quartiere, di come ci siano negozi interessanti e piazzette minuscole e deliziose. Vorrei scrivere una lettera aperta a Boris (Johnson), dicendogli che i suoi bus nuovi fanno schifo perché non si aprono i finestrini e non funziona l’aria condizionata, il che li rende trappole quasi mortali. Vorrei dire che Londra è la più bella città del mondo e tante altre cose, ma non lo faccio. Condivido solo una foto del Round Pond ai Kensington Gardens, perché le foto valgono più di mille parole.

Questo è in assoluto il mio posto preferito al mondo e vorrei passarci il resto della mia vita. In un mondo ideale io vivrei in una casa sull’albero in questo parco e i miei unici vicini sarebbero gli scoiattoli. Vedrei il Round Pond dalla finestra e passerei le mie giornate a scrivere nella mia casa perfetta.

A domani!

Poppy

184: London Day 6

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A volte le persone che conosco e che mi chiedono dove vado in vacanza mi guardano con un’espressione di terrore quando rispondo “Londra”.
“E per quanto stai?”
“Tre settimane.”
“TRE SETTIMANE? E cosa fai a Londra per tutto quel tempo?!”

La verità è che ci sono ancora così tante cose che non ho visto che non so da dove iniziare. Questa mattina sono stata al centro commerciale One New Change di fianco alla cattedrale di St. Paul. Non per fare shopping, ma perché c’è una terrazza pubblica al sesto piano da cui si gode una vista meravigliosa. Ed è veramente bellissimo fermarsi ad ammirare la città per qualche minuto. Si vedono tutti i nuovi grattacieli, si vede la cattedrale di St. Paul ed è quasi emozionante vedere “il vecchio e il nuovo”. È strano come ci siano cose così antiche e così moderne nello stesso posto. E la cosa ancora più strana è che, per qualche motivo, il tutto non sta male insieme. È un mix un po’ assurdo, ma è bello.

Poi sono andata alla Tower Of London perché ieri sono stati piantati più di 800000 papaveri di ceramica per ricordare i soldati della Prima Guerra Mondiale e volevo vederli. L’effetto è davvero forte. I papaveri scendono da una delle finestre della Tower of London e si espandono nel prato. Sembra una cascata rossa. Una cascata di sangue.

Durante il pomeriggio ho deciso di visitare un’altra parte di Londra che non avevo mai visto. Non so nemmeno io perché in sei anni non sono mai stata a St. James Park, ma per qualche motivo l’ho sempre lasciato per ultimo nella lista di cose che volevo vedere.
Mi dispiace di non esserci stata prima, perché è bellissimo. Quella che vedete in alto è una foto che ho fatto dal ponte sul lago artificiale del parco.

E domani si parte ancora, alla scoperta di cose nuove. Perché ce ne sono sempre e questo è uno dei tanti motivi per cui amo Londra. È in costante evoluzione e non ci si stanca mai. Non si finisce mai di esplorarla tutta.

A domani!
Poppy

183: London Day 5

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Questa mattina ho deciso di esplorare una zona che non avevo mai visto, così sono andata a Lincoln’s Inn Field, che è la piazza più grande di Londra. Mentre ero lì ho visitato il Sir John Soane’s Museum, che è la casa di un architetto vissuto tra il ‘700 e l’800. È un museo strano e contiene la collezione di cose (un po’ assurde, se devo essere sincera) che ha acquisito Sir John durante la sua vita. Potete trovare dai suoi disegni a un sarcofago egizio.

Da lì ho camminato fino a Covent Garden, che è diventata una delle mie zone preferite di Londra. Ho pranzato da Shake Shack, che fa hamburger e hot dog deliziosi, e ho osservato la stranezza di tutto ciò che mi circondava. Covent Garden è un posto in cui puoi sentire una ragazza cantare lirico da una parte, girarti e trovare un tizio con una tutina blu che fa acrobazie su un monociclo sulle note dei Queen. Di sicuro non ci si annoia mai!

Durante il pomeriggio, invece, ho cambiato zona e ho fatto una camminata a Carnaby Street (dove ho visitato Kingly Court – che pensavo fosse pieno di negozietti indipendenti, invece è pieno solo di ristoranti).

Mentre ero sull’autobus per tornate a “casa” ho riflettuto sulle mie zone preferite di Londra e mi è venuto da sorridere. Perché ormai vengo a Londra così spesso da avere dei posti che amo e altri che odio.

Per esempio, io odio Marble Arch. Lo detesto, non mi è mai piaciuto. Odio quell’enorme testa di cavallo piazzata in mezzo all’erba (a caso) e non mi piace proprio la zona, piena di senzatetto che dormono nell’erba e usano l’arco come bagno.
Non mi piace Hyde Park (non lo odio, ma non mi piace. L’unica zona di Hyde Park che mi piace un po’ più delle altre è il Serpentine), ma amo alla follia i Kensington Gardens, che sono praticamente attaccati.
La mia zona preferitissima è Notting Hill (ma non la Notting Hill da turisti – anche se i negozietti mi piacciono molto – quella più residenziale. Quella in cui è bello camminare e imbattersi in un bar adorabile per puro caso). Mi piace anche Covent Garden e ho una preferenza per il Westfield a White City rispetto a quello che sta a Stratford.
E, soprattutto, odio quasi tutte le zone di Londra durante il weekend, perché sono invivibili. Gli stessi posti, durante la settimana, sono magnifici (vedi Notting Hill, Carnaby Street, Portobello Road, ecc. ecc.)

E, dopo questa riflessione, vi saluto. A domani!

Poppy

182: London Day 4

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Sabato scorso ho finalmente deciso che avrei fatto il tatuaggio che volevo fare da più o meno cinque anni, così sono entrata al negozio Love/Hate Social Club a Notting Hill (non so se seguite il mondo dei tatuaggi o i programmi televisivi, ma è il negozio di Ami James di NY e Miami Ink). Purtroppo gli artisti erano tutti in Irlanda per l’opening del nuovo negozio, quindi mi hanno detto di tornare lunedì.

Oggi ho chiamato e sono tornata in negozio, un po’ nervosa e un po’ agitata, e avevano posto per farmelo subito. Ho parlato con il ragazzo che si occupa di prendere gli appuntamenti (credo che sia lo store manager), abbiamo trovato un design che mi andava bene e poi sono stata affidata alle mani esperte dell’artista (che, nel mio caso, è stato Guy Neutron).

Non credo che ci abbia messo più di cinque minuti a tatuarmi e, onestamente, ha fatto molto meno male di quello che pensavo. Guy è stato simpatico, gentile e mi ha messa a mio agio e abbiamo chiacchierato per tutto il tempo. Poi mi ha spiegato come prendermi cura del mio nuovissimo tattoo e mi ha detto di chiamare il negozio per qualsiasi domanda o problema.

Insomma, sono stata davvero felice di aver scelto questo negozio, perché mi sono trovata benissimo. E, se dovessi decidere di fare qualcos’altro, andrò sicuramente ancora da loro.

E ora vi starete chiedendo: che cosa ti sei fatta tatuare? Un’ancora sul lato esterno del polso sinistro. La foto l’ho fatta quando la pelle intorno al tatuaggio era ancora un po’ irritata.

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Il resto del pomeriggio l’ho passato a camminare per Notting Hill, dove ho trovato un delizioso bar che si chiama Kitchen & Pantry, dove ho mangiato un brownie fatto in casa buonissimo.

E poi ho ricominciato a camminare e ho percorso Portobello Road, dove ho trovato bancarelle e negozi molto carini. Insomma, è stata una giornata davvero piacevole e sono davvero felice di tutto.

Domani andrò alla scoperta di nuove zone di Londra che non ho ancora visitato (e sì, ci sono stata tantissime volte ma non l’ho ancora vista tutta) e non vedo l’ora!

A domani,

Poppy