Giorno 141: Recensione Midnight Memories – One Direction

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Guardate che brava, oggi faccio un post su un nuovo album e lo faccio il giorno giusto dell’uscita! Festeggiamo tutti.

Come avrete capito dal titolo e dall’immagine qui sopra voglio parlare di Midnight Memories, il terzo album di una delle (forse LA) boyband più famosa in questo momento. Non chiedetemi se si dice i One Direction o gli One Direction, non lo so. Comunque sono loro. Ormai mi conoscete e sapete che i miei gusti musicali variano moltissimo e non mi vergogno di dire (beh sì, un po’ forse sì) che mi piacciono anche loro. Non so se l’ho già detto e probabilmente sì, ma ho seguito proprio la loro stagione di X Factor UK qualche anno fa e quindi li ho visti crescere durante questi anni (vi prego, ditemi che non sono l’unica che quando ha riletto questa frase ha avuto un flash di una delle scenette di Aldo, Giovanni e Giacomo – precisamente quella della Subaru Baracca in cui Aldo dice che si era affezionato al dalmata, mi pare fosse un dalmata, al lato della strada, perché l’aveva visto crescere).

Tornando a quello che stavo dicendo prima, stavo dicendo che li conosco dall’inizio proprio perché ho voluto cominciare a seguire quella stagione di X Factor UK e mi sono sempre piaciuti. Ok, lo ammetto, all’inizio li trovavo adorabili, perché erano piccoli, però le loro performance mi hanno sempre colpita. Tanto che quell’anno speravo vincessero loro (o al massimo Cher Lloyd) e invece la vittoria è stata di Matt Cardle. Ma va beh, continuiamo.

Oggi mi ricordo finalmente tutti i loro nomi (all’inizio li confondevo sempre e per qualche motivo mi dimenticavo sempre di Liam) e ho ascoltato (e apprezzato) tutti i loro album, il che mi rende sostanzialmente una “tardona” tra le loro fan, visto che sono quasi tutte adolescenti. Quindi fingiamo che questo post rimanga tra me e voi. Non lo scoprirà nessuno.

Innanzitutto vi lascio da ascoltare la versione deluxe di Midnight Memories da Spotify e se volete leggere il resto di questa… beh, immagino si sia trasformata in una recensione, cliccate su Continua A Leggere!:

Tra l’altro il titolo mi fa tornare in mente parecchi ricordi “di mezzanotte” che mi fanno sorridere. Per esempio la sera in cui sono uscita con un ragazzo che mi piaceva e siamo andati a un festival locale di musica, poi sono tornata a casa, dopo aver passato una serata stupenda, e ho sentito il bisogno di mangiare l’insalata di riso perché non mangiavo nulla da mezzogiorno. O ancora quella volta in cui sono uscita con gli amici a Londra e un ragazzo che era con noi si è messo a fare le flessioni sotto la pioggia battente alle tre del mattino. Quali sono i vostri ricordi “di mezzanotte” preferiti? E cosa ne pensate dell’album?

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Giorno 132: il periodo dell’anno preferito

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Oggi voglio farvi solo una domanda: qual è il vostro periodo preferito dell’anno? Io sono indecisa tra due: l’inizio dell’autunno e il periodo natalizio. Mi piacciono il freddo, la cioccolata calda le decorazioni invernali (talmente tanto che ho già l’albero in camera dall’inizio del mese) e l’atmosfera allegra che si respira in giro e nei negozi. Qual è il vostro invece?

A domani,
Poppy

Giorno 114: The Sims 3 Into The Future

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Ottobre non è stato un bel mese per me. Principalmente perché sono stata malata praticamente tutto il tempo. Ho cominciato i primi del mese con quel mal di stomaco di cui avevo parlato in un altro post. Per quello ho dovuto prendere pastiglie per combattere l’acidità per due settimane. Poi mi è venuta l’influenza e per una settimana intera sono stata malatissima con mal di gola, febbre, raffreddore e tosse. Tosse che mi sto trascinando ancora adesso, anche se va molto meglio rispetto ai giorni scorsi. Ho passato una settimana a dormire male, a svegliarmi nel mezzo della notte con attacchi di tosse da quaranta minuti. E sapete alla fine cosa mi ha fatta migliorare tantissimo? Uno sciroppo omeopatico, il Drosetux. La mia vicina di casa voleva darmi quello di lumaca, ma onestamente il solo pensiero mi faceva venire la nausea. Certo, poi ho scoperto che nel Drosetux ci sono anche degli insetti, ma ormai l’ho bevuto e cerco di non pensarci. Aggiungiamo anche una reazione allergica all’antibiotico che mi ha fatta un po’ spaventare.

Diciamo che ultimamente mi sono sentita piuttosto giù, perché è abbastanza fastidioso essere sempre malati, non dormire bene, non poter uscire. Non avevo più nemmeno l’ispirazione per scrivere (infatti si è visto dalla quantità di tempo che è passato tra il quinto e il sesto giorno del writing challenge e dalla qualità dei miei ultimi post sul blog). E poi quando sto passando questi periodi ho la tendenza ad isolarmi un po’, perché non mi piace rompere le scatole agli altri con i miei problemi. Detesto fare la parte di quella che si lamenta sempre di tutto, quindi tendo a chiudermi un po’ in me stessa. Adesso però diciamo che vedo finalmente la luce alla fine del tunnel e oltre a cominciare a stare meglio ho anche più voglia di dedicarmi al blog, alla scrittura e a riprendere i rapporti con il resto dell’umanità.

Per il resto ieri ho ricominciato a uscire di casa perché sto molto meglio e ho comprato la zucca da intagliare per giovedì. Ho anche trovato delle lanterne di carta carinissime da appendere in casa e non vedo l’ora di metterle! E poi in un negozio ho visto che hanno già cominciato a mettere le cose natalizie e ho cominciato a saltellare (mentalmente, ovvio, perché ho ventiquattro anni e dovrei avere un pochino di dignità. Poca, eh, ma un minimo ne ho ancora) e ho pensato che quest’anno voglio un piccolo albero anche nella mia stanza. Ho già trovato il posto in cui metterlo e devo solo aspettare che il negozio che li vende li esponga per vedere come sono grandi. Le mie opzioni sono da 45cm o da 60cm (di altezza), dipende da quanto sono larghi, perché lo spazio in cui posso piazzarlo non è grandissimo. Però ho già visto tutte le decorazioni e sono felicissima. Sono indecisa se usare un solo colore o mettere palline tutte colorate, ma credo che deciderò quando avrò l’albero. Però per il momento gravito verso le decorazioni dai colori molto brillanti e tutti diversi, anche se non è proprio un classico natalizio.

E ora arrivo al titolo di questo post. Questa mattina ho trovato l’ultima espansione di The Sims 3 al Game Stop del centro commerciale dove vado di solito e l’ho preso. Ormai ho tutte le espansioni, quindi volevo avere anche l’ultima per completare la collezione. Tra l’altro l’avevo già cercato il giorno prima a un Media World e non solo mi hanno detto che non l’avevano, ma che non era nemmeno nei loro sistemi. Mi ha messo un po’ tristezza, perché le altre espansioni le ho acquistate tutte lì il giorno di uscita. Si vede che la crisi sta colpendo anche loro, chi lo sa. Io spero solo che non chiuda, perché è uno degli unici negozi di tecnologia della mia zona e ho comprato da loro praticamente tutto quello che ho in casa.

Tornando a The Sims, non l’ho ancora installato, ma sono proprio curiosa di vederlo. L’ultima espansione, Isola da Sogno, è diventata una delle mie preferite per tanti motivi: si possono acquistare case in altre città senza dover cambiare partita e si possono avere più case nello stesso gioco (quindi una famiglia di Sims può avere una casa al mare, una in città, e così via) e poi ci sono gli hotel (con la conseguente opzione di possederne uno e di gestirlo) e tantissime altre cose.

A marzo uscirà The Sims 4 e da amante di questo gioco non nascondo di essere curiosissima di scoprire cosa cambierà e di giocarci. Sono anni ormai che questo gioco accompagna le giornate di noia, da quando andavo alle medie e c’era ancora The Sims normale. Tra l’altro è praticamente l’unico videogame che mi piace, perché ha possibilità infinite. Si può fare davvero di tutto e ogni volta si può cambiare qualcosa, il che rende tutto interessante. Non so, credo che sia davvero l’unico gioco che mi appassiona davvero.

Voi cosa ne pensate? Conoscete The Sims? Ci giocate?

A domani,

Poppy

Giorno 71: Poppy e il mondo della scrittura

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Le mie prime avventure nel mondo della scrittura risalgono a tanti (troppi) anni fa. Ho frequentato le elementari quando esisteva ancora l’esame di quinta (che a quanto pare è stato eliminato nel 2004. Io invece sono stata traumatizzata e terrorizzata con gli esami già da piccola) e una delle prove è stata quella di scrivere una storia contenente alcune parole prestabilite dalle maestre. Mi ricordo ancora di aver scritto qualcosa che aveva a che fare con un castello, un mistero e un tesoro nascosto. Purtroppo sono passati anni e non ricordo più esattamente la trama, ma so che mi era piaciuto tantissimo scriverlo.

Un giorno sono tornata a casa da scuola piangendo, perché un mio compagno di classe mi aveva tormentata per tutto il tempo, facendomi i dispetti e scherzandomi per qualche motivo che non ricordo e qualcuno (forse mia sorella, ma non sono sicura) mi ha dato un consiglio: “tu a scuola ignoralo, prova a scrivere una storia in cui un personaggio è basato su di lui e fai vincere una battaglia con lui al/alla protagonista. Vedrai che ti sentirai meglio.” E sapete una cosa? Ha funzionato davvero. Beh, io mi ero lasciata andare un po’ troppo e avevo scritto un “thriller” (non c’era molto mistero, ma ero in quinta elementare, capitemi) in cui il personaggio basato sul mio compagno di classe era stato assassinato in una palestra. Vi giuro che non ero/sono una serial killer (non uccido nemmeno le mosche, ma le accompagno gentilmente fuori dalla finestra quando le trovo), ma quel compagno di classe mi aveva fatto passare delle giornate infernali e non lo sopportavo più. E in quel momento mi piacevano i film polizieschi, anche se probabilmente non avrei dovuto vederli perché ero troppo piccola. Il punto, comunque, è che ha funzionato e mi sono sentita molto meglio. Andavo a scuola e ignoravo tutto quello che mi faceva, finché un giorno si è stancato della mia mancanza di reazioni e ha smesso.

Passando alle medie ho sempre amato i temi di italiano, perché si trattava sempre di scrivere favole o storie inventate oppure le tracce erano simili a “racconta la giornata più bella che hai passato a scuola” o a “come sei cambiata in questi tre anni?”. Uno dei miei temi preferiti (e che ho ancora da qualche parte, devo solo ritrovarlo) aveva a che fare con i pirati. La protagonista della storia si era addormentata in soffitta, guardando alcune foto sbiadite e aveva sognato di essere su una nave pirata e di chiamarsi Twister, che vuol dire tornado. La professoressa mi aveva fatto i complimenti quella volta e non me li faceva quasi mai. Anzi, a volte sembrava quasi che mi odiasse, ma probabilmente ero solo paranoica.

Alle superiori invece ho odiato i temi, perché si trattava sempre di scrivere pagine su pagine di opinioni su qualsiasi argomento, scrivere articoli di giornale, o analizzare i lavori di qualche scrittore. E parliamone, io amo scrivere storie perché posso usare tutta la mia fantasia e la creatività e detesto scrivere di cose reali. Non so perché, semplicemente lo odio. Infatti ho detestato tutti gli articoli di giornale che mi hanno fatto scrivere nelle ore di italiano (e sono stati tanti).

Il primo racconto (che non ho mai finito) risale all’estate del 2003. Avevo quattordici anni ed ero una fan scatenata dei Blue (sì, potete giudicarmi). Non so nemmeno io perché mi era venuta l’idea di mettermi al computer e cominciare a scrivere un racconto con una self-insertion (piuttosto patetica) in cui conoscevo e incontravo il gruppo. Forse perché i miei genitori a quell’età non mi hanno mai permesso di andare a un loro concerto e nemmeno in Piazza Duomo a vederli dal balcone di TRL e volevo disperatamente conoscerli perché ero convinta di essermi innamorata di uno di loro (ah, com’ero giovane e ingenua!) Sta di fatto che aspettavo che tutti uscissero per usare il computer di mia sorella (io non ne avevo uno mio e lei non voleva che io lo usassi), aprivo Windows Media Player, ascoltavo uno degli album di mia sorella (di solito International Superhits dei Green Day) e scrivevo.

Devo dire che quel racconto ce l’ho ancora oggi e nonostante fosse di un’ingenuità quasi tenera, non era scritto male. Leggevo tantissimo e mi ispiravo allo stile di scrittura degli autori che mi piacevano di più (soprattutto J.K. Rowling, perché ormai tutti sapete che amo la saga di Harry Potter). Certo, avevo delle idee molto astratte sull’amore (tanto che i personaggi si dicevano “ti amo” dopo un bacio e dopo essersi conosciuti da circa cinque minuti. Ah, se solo fosse davvero così facile!) ma la grammatica era esatta.

Nell’estate del 2003 sono cambiata completamente. Mi piace pensare di essere diventata me stessa, perché ho cominciato a pensare con la mia testa e a capire quello che mi piaceva. Ho scritto vari incipit di storie per tutto il 2004/2005, senza mai finirne una. Poi ho avuto un periodo difficile e ho smesso. Non ho più aperto un foglio di Word e non ho più scritto una parola su un blocco/quaderno/qualsiasi altra cosa per tanto tempo.

Ho ricominciato nel 2007, come forma di sfogo. Scrivevo storie per scappare dalla mia realtà, per vivere tramite i miei personaggi la vita che avrei voluto avere. Poi ho scritto una storia comica insieme a mia sorella e quella è stata la prima che abbia mai finito (anche se non l’ho mai pubblicata perché era solo per noi e per una mia cara amica). Dopo quella storia ho voluto fare un esperimento e cominciare a scriverne una in inglese (perché è la mia lingua preferita e riesco ad esprimermi meglio). Non l’ho mai finita, ma era il racconto che aprivo quando volevo distrarmi, quando volevo perdermi tra le parole. Da quel momento ho scritto solo storie in inglese (tutte quasi mai finite tranne un paio e non ne ho mai pubblicata una) fino all’anno scorso, quando ho scritto “Another World” in italiano e l’ho pubblicata su EFP. E’ stata anche la prima fan fiction che abbia scritto in parecchi anni, perché tutte quelle che scrivevo in inglese erano originali.

Quest’anno, a giugno, ho scritto la mia prima originale in italiano completamente finita (che è quella che ho inviato per il concorso Giunti Shift) ed è stato un traguardo per me. Soprattutto perché in origine la data di scadenza per il contest era il 1° luglio e c’erano solo cento posti, quindi mi sono ritrovata a scrivere più di 300.000 caratteri in diciotto giorni per fare in tempo. Ci ho passato ore, notti su quella storia e quando l’ho inviata ero felicissima. Il giorno dopo ho letto un messaggio in cui il termine è stato esteso fino al 1° settembre, ma io ormai avevo partecipato (ecco che entra in gioco la mia sfiga colossale). Il che è stato un bene e un male insieme. Un bene perché mi conosco e so che se rileggo una storia che ho scritto la modifico fino a cambiarla quasi completamente. Un male perché quando l’ho riletta qualche giorno fa ho visto alcuni errori di battitura di cui non mi sono accorta quando l’ho riletta prima di inviarla. Niente di grave, eh, ma mi hanno fatto innervosire perché sono un po’ una perfezionista. Ma non importa, la cosa importante è che sono riuscita a finirla.

Ci ho messo un po’ a capire che questo è quello che voglio fare nella vita e so che non sarà facile. Non so nemmeno se quello che scrivo è abbastanza, ma so di volerci provare. Se non ci si butta non si scoprirà mai come andrà, no? Quindi ho deciso di provare con questo concorso e vedremo. Non ho idea di cosa succederà e sono curiosa di scoprirlo. Nel frattempo continuo a scrivere (e a lavorare, perché non posso passare le mie giornate scrivendo e basta, ovviamente devo avere anche un lavoro che mi faccia guadagnare) e so che continuerò a farlo a prescindere dal risultato, perché è una cosa che mi fa stare bene e che mi aiuta tantissimo.

Poppy