Giorno 136: Writing Challenge Day 7

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Lo so, ci ho messo tantissimo a scrivere questo racconto! Ho avuto delle crisi mistiche, l’ispirazione è sparita per settimane e mille altre cose. Principalmente perché, come avevo scritto qualche tempo fa, non so nulla di supereroi ed è proprio un genere che non leggo/guardo. Credo di aver visto un solo Spiderman in tutta la mia vita (perché mi ci hanno trascinato le amiche, che pensavano che “Oh, Tobey Maguire è così figo!” e no, a me piacciono altri tipi di uomini) e non mi è nemmeno piaciuto. Ho rischiato di addormentarmi al cinema e io non dormo mai durante i film. Mai.
Inoltre gli unici fumetti che leggevo da piccola erano quelli di Disney (Paperino, soprattutto e no, le storie con Paperinik le saltavo perché non mi piacevano), quindi non avevo idea di cosa scrivere.

Ho fatto delle ricerche per capire bene com’è strutturata di solito una storia con un supereroe, ho cominciato a scrivere un paio di storie e le ho odiate entrambe. Questa è quella che mi è piaciuta di più, ecco, anche se sono la prima ad ammettere che non è perfetta. Io la pubblico e spero di non aver fatto rivoltare quelli di Marvel nei letti.

In ogni caso ecco il tema di oggi!

Giorno 7: Crea un supereroe. Racconta come ha salvato il mondo.

Vi ringrazio in anticipo se deciderete di leggere e, se siete fan dei supereroi, scusatemi!

A domani,

Poppy

Dark Tiger

Dark Tiger riprese conoscenza all’improvviso. Le pulsava la testa e la sua vista era annebbiata. Oppure si trattava di fumo? Dove si trovava?
L’eroina si guardò intorno. Era distesa sul terreno e a parecchi metri da lei qualcosa stava bruciando. Un cumulo enorme di macerie. Un fischio costante nelle sue orecchie non le permetteva di sentire nulla.
Vaghi ricordi di quello che era successo cominciarono a riaffiorare nella sua mente. Un laboratorio, un’esplosione.
“Doctor Fusion.” Mormorò.
L’udito stava cominciando a tornare come prima e la vista era meno annebbiata. Sirene e rumore di motori.

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Giorno 113: Writing Challenge Day 6

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Finalmente è arrivato! Ecco la seconda parte del racconto. Vi avevo detto che si sarebbe conclusa, ma in realtà non è vero. Mi piacerebbe esplorare questa storia e vedere dove andrà, quindi penso che posterò i capitoli sul blog una volta scritti (anche se non faranno parte del writing challenge). 

Giorno 6: Inizia la tua storia con “Guardò il suo orologio con impazienza…”

Questo è il seguito della storia pubblicata per il Giorno 5 del Writing Challenge (la trovate QUI)


Silver Linings

Guardò il suo orologio con impazienza mentre aspettavamo che il semaforo diventasse verde per permetterci di attraversare la strada. La chiesa davanti a noi era buia e spaventosa, nonostante i lampioni la illuminassero appena. Era il giardino sul retro, la parte completamente buia e nascosta dalla strada principale, che mi spaventava.
“Christopher.” Dissi, trattenendo la sua mano per evitare che cominciasse a camminare. “Non sono sicura.” Aggiunsi. Sentii il suo sguardo su di me, ma non osai alzare gli occhi per incontrare i suoi.
“Stai tranquilla, ci sono io con te.” Rispose lui, tirandomi leggermente per farsi seguire. Attraversammo la strada e ci ritrovammo davanti alla chiesa. Di notte era ancora più imponente. Gli alberi nel giardino avevano cominciato a perdere le foglie e rendevano l’ambiente ancora più terrificante. Perché avevo deciso di seguire Christian, un ragazzo conosciuto da poche ore, in quell’avventura?
“Il cancello è chiuso.” Sussurrai, guardandomi intorno. C’era un vecchio lucchetto arrugginito che impediva l’ingresso nel giardino.

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Giorno 106: Writing Challenge Day 5

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Giorno 5: Comincia una storia con “Pensai di aver visto…”

La traccia di oggi mi ha ispirato una storia diversa dal solito e non nascondo di essere un po’ in ansia. Non ho mai scritto niente del genere e ho deciso di dividere questo racconto in due parti. La seconda la posterò per il sesto giorno, anche se non so ancora quando riuscirò a pubblicarla. Per il momento ne ho scritta metà, quindi potrebbe essere domani o nei prossimi giorni.

E’ un po’ lunga, ma spero che possa piacervi!

p.s. fortunatamente il mal di gola è passato! Ancora un paio di giorni e mi riprendo completamente! 😀


Silver Linings

Pensai di aver visto un lampo. Alzai lo sguardo dal libro di storia che stavo svogliatamente studiando e guardai fuori dalla finestra. Il cielo era limpido e la luna piena risplendeva sui palazzi intorno al mio appartamento. No, per una volta non sembrava che stesse per piovere a Londra. Scossi la testa e riportai l’attenzione sul mio libro. Forse mi ero solo immaginata quel lampo. Magari mi ero persino addormentata per qualche minuto e l’avevo sognato. In effetti erano due settimane che mi ritrovavo a studiare fino alle tre del mattino per passare quell’esame. Il professor Hendricks era temuto da tutti gli studenti. Era famoso per far piangere anche i più preparati e non volevo trovarmi in quella situazione anch’io. Guardai l’orologio: erano le tre e tre minuti e stavo morendo di sonno. Chiusi il libro con un tonfo e decisi che avrei continuato a studiare il periodo della fine del Quattrocento il giorno successivo.

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Giorno 103: Writing Challenge Day 4

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Siamo già arrivati al quarto giorno del writing challenge! Oggi posterò la quarta traccia e poi ricomincerò lunedì, sia perché ho bisogno di un paio di giorni per rivedere la prossima storia (che sarà divisa in due parti), sia perché il sabato e la domenica tendo sempre a cercare di stare il più lontana possibile da Internet perché lo uso tutta la settimana per lavoro e anche per me stessa. Diciamo che uso il weekend come detox, per staccare la spina.

Tornando a noi, ecco la traccia di oggi:

Giorno 4: Descrivi la tua città preferita in 250 parole o meno.

Oggi si tratta proprio di una storia brevissima. Ho usato tutte le parole a disposizione, perché sapete che tendo sempre a parlare (e a scrivere) un po’ troppo e ho descritto la mia città preferita in assoluto. Quella che mi fa battere il cuore ancora più forte di Londra.


New York

Grattacieli più alti delle sequoie che ti fanno sentire minuscolo e che regalano uno spettacolo mozzafiato dall’altra parte del fiume, un reticolato di strade sempre trafficate in cui non ci si può perdere, perché basta saper contare per sapere dove andare. Vie larghe e lunghissime che la attraversano quasi tutta. Gruppi numerosi di persone ad ogni semaforo, soprattutto nella piazza principale, che aspettano di attraversare. Pubblicità luminose e negozi sempre aperti che ti fanno credere di essere in pieno giorno anche in piena notte. Un quartiere di teatri dove lavorano alcuni dei migliori artisti di tutto il mondo. Quello della moda, dove sono nati alcuni dei nomi più illustri. Un grande parco esattamente in mezzo all’isola in cui è un sogno passare le giornate primaverili, con il sole e i ciliegi in fiore. Tanti altri parchi più piccoli in cui è meraviglioso passare la pausa pranzo o anche solo un paio di ore di relax in compagnia di amici o di un libro. Gli enormi musei in cui si possono passare giornate intere. E’ la città dove nascono i sogni e dove si realizzano, ma è anche la città che ha vissuto uno dei più grandi incubi della storia moderna. E’ la città in cui ho lasciato il cuore ancora prima di visitarla. Quella in cui mi sono sentita me stessa. La chiamano la Grande Mela, la Giungla di Cemento, New York. Io la chiamo Casa, perché è lì che ho ritrovato il mio Cuore quando pensavo di averlo perso.


Grazie per aver letto!

A domani con il mio prossimo post e a lunedì con la prossima storia!

Poppy

Giorno 102: Writing Challenge Day 3

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Terzo giorno del writing challenge! Oggi si tratta di questo:

Giorno 3: Racconta (o inventa) una storia su un oggetto che si trova nella tua stanza.

Ho pensato molto al soggetto di oggi. Ho osservato a lungo tutti gli oggetti che ci sono nella mia camera (e se vi ricordate le foto che ho postato qualche giorno fa, sono tanti) e alla fine il mio sguardo si è posato sulla macchina da scrivere di mia madre e mi sono tornati in mente tutti i vecchi ricordi. Mi hanno fatta sorridere, così ho pensato di condividerli sotto forma di storia. E’ tutto un po’ romanzato, ma è la vera storia della macchina da scrivere. Spero che vi piaccia!


The Old Typewriter

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Una vecchia macchina da scrivere. A Robin era sempre piaciuta, sin da piccola. Era una delle cose con cui preferiva giocare quando visitava la grande casa dei nonni, la domenica. Loro le chiedevano sempre cosa volesse fare e le proponevano varie alternative: “Vuoi fare un castello con le carte? Vuoi andare nella vecchia camera della mamma e giocare con il suo armadio dei vestiti della bambola? Oppure vuoi i soldatini dello zio?”
All’inizio Robin era entusiasta di tutte quelle possibilità. Amava particolarmente giocare con il nonno, perché con lui poteva utilizzare le vecchie miniature delle automobili dello zio o giocare con i soldatini. Le piacevano le bambole, ma preferiva giocarci quando era a casa da sola. Poi, una domenica, Robin vide la nonna trasportare nella sala da pranzo quell’oggetto misterioso. Smise di giocare e cominciò ad osservare la donna inserire un foglio nel rullo e cominciare a scrivere.
“Nonna, cosa stai facendo?” Chiese la bambina, avvicinandosi al tavolo. Era piccola e i suoi occhi arrivavano a malapena al livello della macchina da scrivere quando era in piedi.
“Sto scrivendo una lettera.” Rispose la donna con un sorriso. Robin spostò lo sguardo dagli occhi grigi della nonna a quell’oggetto affascinante.
“Posso provare?”
“Certo, fammi finire un secondo questa lettera e poi ti spiego come si fa.”
Passò qualche minuto, in cui Robin tornò a giocare con il nonno, anche se la sua attenzione era su quella strana macchina con tanti tasti neri che facevano rumore. Tic, tic, tic.
Quando arrivò il suo momento, la nonna spostò una sedia di fianco alla sua, inserì un nuovo foglio bianco nel rullo e spiegò alla bambina che premendo abbastanza forte sui tasti rotondi neri si spostava una levetta con la lettera corrispondente che toccava il nastro con l’inchiostro e lo trasferiva sulla carta. Robin non sapeva ancora scrivere, ma era comunque affascinata da quell’aggeggio. Le prime volte si divertiva a schiacciare i tasti a caso perché le piaceva imitare la nonna. Si sentiva grande.
Passarono gli anni e la bambina imparò a leggere e scrivere e ogni domenica, invece di giocare con i soldatini o le bambole, chiedeva ai nonni di aiutarla a trasportare la macchina da scrivere sul tavolo della sala da pranzo e scriveva. All’inizio erano cose senza senso, insiemi di parole che aveva imparato a scuola, piccole frasi. Poi cominciò a fingere di scrivere un diario segreto, lettere a compagni di scuola o amici.
Le piaceva, era affascinante vedere le piccole levette che sbattevano sul nastro dell’inchiostro e trasferivano le lettere sul foglio bianco. Era sempre stata una bambina creativa ed era sempre entusiasta quando poteva creare qualcosa su un foglio immacolato. Qualunque cosa, un disegno, una scritta, un insieme di colori, delle linee, non importava. Quello che la rendeva felice era creare qualcosa dal niente.
Una volta cresciuta Robin smise di passare tutte le domeniche dai nonni, ma la sua passione per quella macchina da scrivere non si affievolì subito. Scoprì che anche sua madre ne aveva una, anche se non era grande come quella della nonna, e cominciò a scrivere anche a casa. Le piaceva anche il carattere del testo e poi le sembrava di essere una scrittrice, anche se non aveva mai niente di serio da scrivere.
Robin diventò un’adolescente e, come tutte le ragazzine della sua età, perse interesse in tutto quello che le faceva fare da bambina. Cominciò ad uscire con le amiche e a preferire la vita sociale alla solitudine della sua camera da letto. Arrivarono i computer, molto più veloci ed efficienti, e la macchina da scrivere sparì. Robin se ne dimenticò fino al momento in cui un giorno, rovistando tra le cianfrusaglie del suo garage, la ritrovò. Il povero oggetto era impolverato, ma in buone condizioni. La ragazza decise di riportarlo in casa, pulirlo e dargli un posto d’onore nella sua camera da letto. Inserì un foglio bianco nel rullo e scrisse solo due parole: Dream. Write.
Quando era piccola Robin non sapeva che scrivere era quello che avrebbe voluto fare da grande, ma quell’oggetto l’aveva inspiegabilmente attirata sin da bambina.
Pulita e senza un granello di polvere, sistemata su una cassettiera all’ingresso della sua camera da letto, la macchina da scrivere strappava un sorriso a Robin ogni volta che posava lo sguardo sull’oggetto. Le ricordava le domeniche passate a casa dei nonni, la sua infanzia e i momenti belli passati in famiglia e le riaccendeva la passione per la scrittura nei giorni in cui l’ispirazione sembrava essere sparita.


Grazie per aver letto!

A domani,

Poppy

Giorno 101: Writing Challenge Day 2

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Il secondo giorno del Writing Challenge prevede una storia breve sull’amore:

Giorno 2: Inventa un personaggio e racconta come ricorda il momento in cui si è innamorato/a.

Ho deciso di scrivere qualcosa di malinconico, di triste. Il mio personaggio è una ragazza che si è innamorata a prima vista di una persona che non ha più rivisto e queste sono le sue riflessioni su quella sera. Se volete un’esperienza completa vi consiglio di ascoltare questa canzone mentre leggete:


Thinking Of You

Una canzone. Una frase. Sono bastati pochi secondi per farmi ricordare tutto.

Ricordo la pioggia di quella sera. L’odore dell’asfalto bagnato, una città che non era la mia, la sensazione che mi ha accompagnata tutto il giorno, come se stesse per succedere qualcosa. Un treno ad alta velocità che sfrecciava in aperta campagna nel mezzo del nulla.
Ricordo un capannone, una folla, un corridoio stretto, delle scatole minuscole di cereali. Musica. Un album bellissimo che ho ascoltato in treno, i testi di alcune canzoni che pensavo non avrei mai capito e che mi accompagnano ancora oggi, facendomi tornare in mente quella serata e descrivendo quello che ho provato.
Ricordo anche un sorso di un cocktail alcolico, il profumo dell’aloe vera e un autobus arancione. Un taxi che correva troppo, un po’ come il mio cuore.
L’unica cosa che so con certezza è che non l’avevo pianificato e non so nemmeno come sia successo. Avremmo potuto incontrarci due volte prima di quella sera. Avremmo dovuto e l’abbiamo quasi fatto. Ma il destino ha voluto che io ti incontrassi proprio in quelle circostanze.
È una cosa buffa il destino, vero? Non so come funzioni e non ho idea di cosa abbia in serbo per me, ma so che ha voluto che ti incontrassi sul mio cammino e che provassi dei sentimenti per te.
Ricordo una camicia nera e una maglietta bianca.
Ricordo altre tre persone in quella stanza, anche se avevo la sensazione che ci fossimo solo io e te.
Ricordo di aver pensato che fossi molto bello quando ti ho visto. Di averti guardato quando sapevo che non mi stavi guardando per osservare i tuoi lineamenti, i tuoi occhi.
Ricordo di essere arrossita e di essermi vergognata quando mi hai beccata. E da quel momento è stato come un gioco. I nostri sguardi hanno continuato ad incrociarsi per tutto il tempo e quando l’altra persona si accorgeva, arrossivamo entrambi.
Il mio cuore è sempre stato indipendente e mi ha sempre fatto capire cosa voleva. Così quando ha cominciato a battere più forte, quella sera, ho capito. Voleva te.
Le parole che ci siamo scambiati non hanno importanza, sono solo parole. I nostri occhi si sono detti tutte le cose importanti.
Ricordo la sensazione strana che ho provato quando sei entrato in quella stanza, interrompendo la conversazione in corso. O meglio, le altre persone hanno continuato a parlare, ma io sono rimasta quasi a bocca aperta.
Ricordo ancora il brivido che ho provato quando ti sei presentato e mi hai sussurrato il tuo nome con la voce un po’ roca. La stretta allo stomaco quando la tua mano ha sfiorato il mio braccio. Il fuoco che ha avvolto la mia guancia quando le tue labbra l’hanno toccata.
Non so se quello che ho provato per te può essere definito amore. Colpo di fulmine, amore a prima vista. Non so definirlo con certezza, ma so che è stato qualcosa di diverso da tutto quello che ho provato in tutta la mia vita. E so che l’hai provato anche tu, perché l’ho visto nei tuoi occhi, l’ho capito dai tuoi gesti.
Ricordo la pioggia, il sorriso troppo grande che è spuntato naturalmente sulle mie labbra dopo che ci siamo salutati, la sensazione di essere leggera, ma di avere il cuore pesante, perché sapevo che non ti avrei rivisto. Le farfalle nello stomaco.
Ricordo il freddo che ho provato mentre aspettavo il taxi. Il cuore che batteva velocemente anche quando mi sono ritrovata da sola.
Ricordo di non essere riuscita a dormire quella notte, perché quando chiudevo gli occhi tutto quello che riuscivo a vedere era il tuo sorriso.

Una leggenda dice che un filo rosso lega due sconosciuti, guida e intreccia i loro destini. Dice che ci unisce ad una persona che potremmo incontrare domani, tra un minuto, tra dieci anni. E questo filo rosso ci porta ad innamorarci a prima vista di questo sconosciuto. Forse questo è proprio quello che è successo a noi. Forse il nostro filo rosso ha deciso che ci incontrassimo durante quella notte piovosa, in quella città che non era la mia. Chissà se il nostro filo rosso si è spezzato o se vorrà farci incontrare di nuovo.


Grazie per aver letto e alla prossima! 🙂

Poppy

Giorno 100: Writing Challenge & Day 1

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Oggi è il mio centesimo giorno consecutivo di post sul blog! Festeggiamo tutti insieme! Ancora duecentosessantacinque e ho completato questa sfida! Però sono molto contenta di come sta andando. Nonostante tutto, nonostante gli impegni sto riuscendo nel mio intento e sono felice. Contando che di solito mi stanco di qualunque cosa in pochissimo tempo, questo per me è un grande record. Per celebrare questo primo traguardo nella mia impresa, voglio cominciare un Writing Challenge. In teoria si dovrebbe completare in trenta giorni, ma sono sicura che non riuscirò, perché ultimamente sono pochissimo a casa e nelle prossime settimane avrò tante cose da fare al lavoro, però ci proverò. Non posterò storie tutti i giorni, ma quando saranno pronte e lo chiameremo Writing Challenge e basta, al posto di “30 Day Writing Challenge”. Ecco il programma e se qualcuno volesse farlo insieme a me sarebbe bellissimo e mi farebbe molto piacere! Se decidete di iniziarlo lasciatemi un commento con il link al vostro blog/profilo EFP/ovunque abbiate intenzione di postare e vengo volentieri a leggere!

Giorno 1: Riscrivi una favola classica.
Giorno 2: Inventa un personaggio e racconta come ricorda il momento in cui si è innamorato/a.
Giorno 3: Racconta (o inventa) una storia su un oggetto che si trova nella tua stanza.
Giorno 4: Descrivi la tua città preferita in 250 parole o meno.
Giorno 5: Comincia una storia con “Pensai di aver visto…”
Giorno 6: Inizia la tua storia con “Guardò il suo orologio con impazienza…”
Giorno 7: Crea un supereroe. Racconta come ha salvato il mondo.
Giorno 8: Scrivi un prequel per il tuo supereroe. La sua vita prima di essere un supereroe, magari la sua infanzia.
Giorno 9: Racconta una storia ambientata prima del 1950.
Giorno 10: Inserisci nella tua storia la frase: “Shh! Hai sentito?” “No, non ho sentito niente!”
Giorno 11: Comincia la tua storia con “La ragazza toccò la piccola scatoletta che aveva in tasca e sorrise…”
Giorno 12: Scrivi una storia in cui i personaggi devono vivere senza corrente elettrica per un giorno.
Giorno 13: Scrivi una storia in cui il protagonista trova una stanza segreta.
Giorno 14: Concludi la tua storia con “Ecco perché mangiammo degli hamburger il giorno del Ringraziamento.”
Giorno 15: Scegli un tuo vecchio compagno di classe a caso e inventa una storia su come potrebbe essere la sua vita oggi.
Giorno 16: Scrivi qualcosa su uno sconosciuto che vedi per strada. Può essere il suo passato o quello che sta pensando nel momento in cui lo vedi.
Giorno 17: Apri iTunes, seleziona la modalità random e fai partire la musica. Scrivi una storia sulla prima canzone che senti.
Giorno 18: Inserisci un viaggio nel tempo nella tua storia.
Giorno 19: Scrivi una storia ambientata in una città fantasma.
Giorno 20: Scrivi una storia ambientata in una galleria d’arte.
Giorno 21: Scrivi una storia usando le seguenti parole: nonno, album di foto, ufficio postale, cartelletta.
Giorno 22: Il/la protagonista vede la persona per cui ha una cotta in biblioteca. Descrivi quello che succede.
Giorno 23: Scrivi una storia basata su un sogno che hai fatto.
Giorno 24: Descrivi/romanza un ricordo della tua infanzia.
Giorno 25: Scrivi una storia ambientata 100 anni nel futuro.
Giorno 26:  Scrivi una storia su una creatura mitologica.
Giorno 27: Scrivi qualcosa sulla trentesima foto che hai sul computer o sul telefono. Scrivi perché l’hai scattata o inventati una storia.
Giorno 28: Scrivi una storia in cui il/la protagonista incontra “quello/a che si è lasciato/a scappare”
Giorno 29: Scrivi una storia ambientata su una nave. Passato, presente o future.
Giorno 30: Scrivi una storia sullo spazio.

Vi giuro che sono nervosa come il primo giorno di scuola e non sto scherzando! Oggi posto la prima storia e si tratta di una versione moderna di Biancaneve. Ho deciso di ambientarla a New York al giorno d’oggi. Eccola, spero che vi piaccia!


Bianca, la Principessa di Park Avenue

C’era una volta, in una giungla di cemento chiamata Manhattan, una bellissima donna di nome Eva. Era sempre gentile con tutti, aveva un cuore d’oro e non negava mai un sorriso a nessuno. La chiamavano la Regina di Park Avenue, perché era sposata con Leopold, un imprenditore così ricco che possedeva più della metà degli edifici della città. Era considerato il Re di Park Avenue ed era benvoluto da tutti.
Eva rimase incinta qualche mese dopo il matrimonio con Leopold e pochi giorni prima della nascita della sua bambina la donna si sedette su una sedia in terrazza e cominciò a guardare fuori dalla finestra. Il panorama dal suo attico a Park Avenue era bellissimo in quella fredda giornata invernale. La neve copriva le strade, gli alberi e i tetti degli altri palazzi. Faceva molto freddo ed Eva temeva sempre che i poveri uccellini morissero di fame durante l’inverno, così ogni giorno lasciava loro delle briciole di pane sulla sua terrazza.
La donna, distratta dal pensiero della nascita imminente della sua bambina, si punse un dito con la spina di una pianta di rose e tre gocce di sangue si infransero sulla superficie candida della neve sulla ringhiera nera della terrazza. Eva guardò quel contrasto per qualche minuto e tutto quello che riuscì a pensare fu: “Oh, come vorrei che la mia bambina fosse bianca come la neve, rossa come il sangue e nera come questa ringhiera!”
Pochi giorni dopo Eva diede alla luce una bellissima bimba, che aveva la pelle candida come la neve, le labbra scarlatte come il sangue e i capelli nero corvino e decise di chiamarla Bianca.
Eva morì pochi giorni dopo il parto, lasciando Leopold distrutto per aver perso l’amore della sua vita.

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