Poppy cambia casa

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La prima reazione di tutte le persone che conosco e che scoprono che ho cambiato casa è la stessa: mi guardano con aria preoccupata e mi chiedono: “ma ti trovi bene?” soffermandosi un po’ troppo sulla ‘e’ finale di ‘bene’. E la mia risposta è sempre la stessa, tutte le volte: “perché non dovrei?” con un sopracciglio leggermente alzato.

Questa è la lista di alcuni dei motivi per cui mi trovo molto bene. Anzi, non mi sono mai trovata meglio in tutta la mia vita:

  1. Ho una camera da letto spaziosa, in cui ci stanno un letto a una piazza e mezza, una zona lettura con poltrona, una zona TV con poltrona e anche la zona ufficio con tutto il materiale per il mio negozio su Etsy;
  2. Mi sono spostata dalla periferia al centro e posso raggiungere a piedi tutto ciò di cui ho bisogno (supermercato, negozi, mercato, posta, banca e chi più ne ha, più ne metta) – abbastanza utile per me, che non ho mai voluto prendere la patente;
  3. Ho cambiato medico e ne ho trovato uno vicino a casa, molto bravo e con una serie di caratteristiche fondamentali: quando chiami per prendere appuntamento te lo dà il giorno stesso o al massimo il giorno dopo e quando arrivi nel suo studio non devi aspettare due/tre ore per entrare (quella che avevo prima mi dava appuntamenti dopo una settimana ed era perennemente in ritardo sugli appuntamenti di due o tre ore. E poi mi teneva nello studio almeno un’ora e mezza per parlarmi dei problemi di salute di tutti i miei parenti – alla faccia del segreto professionale – e ci teneva tantissimo a ricordarmi del modo in cui sono mancati i miei nonni);
  4. Ho due bagni al posto di uno – fondamentali per quando ci si deve preparare in due o tre;
  5. Quando porto fuori il cane (di giorno o di sera) non ho paura, perché c’è sempre gente grazie anche al bar che fa il karaoke durante il weekend e la pizzeria che ho sotto casa, che fa pizze così buone che verrebbe voglia di mangiarle ogni giorno;
  6. Essendo un appartamento vecchio, ci sono muri molto spessi e quindi: a) non si sentono rumori dei vicini (GRAZIE); e b) d’estate fa più fresco e d’inverno fa più caldo rispetto a dove stavo prima;
  7. La porta della mia camera è finalmente interamente di legno (nella vecchia casa avevano un odioso pannello di vetro in stile anni ’70) e quindi posso leggere o lavorare al computer anche fino alle tre del mattino, se mi gira, senza aver paura di disturbare nessuno;
  8. Potrei andare avanti all’infinito, ma mi fermo qui perché credo che abbiate capito.

Ristrutturare la casa e traslocare è stato lungo, faticoso e anche un po’ stressante (ed è anche gran parte del motivo per cui sono sparita, perché non avevo più tempo di fare nulla e non volevo scrivere del trasloco prima di essere effettivamente nella nuova casa), ma sono profondamente convinta che ne sia valsa la pena. No, non sono andata a vivere a Londra. Non ho nemmeno cambiato città, mi sono solo spostata di qualche chilometro, abbandonando l’appartamento in cui ho vissuto per ventisei anni in periferia per andare ad abitare nella casa appartenuta ai miei nonni materni nel centro della città.

In questo anno (dodici lunghissimi mesi di decisioni, lavori, polvere, muratori, idraulici, elettricisti, mobili e scatoloni) ho scoperto una serie di cose:

  1. Il 99% delle persone non ha voglia di lavorare. È un dato di fatto. Su tutti quelli che hanno lavorato alla mia casa, solo due avevano veramente voglia di fare il proprio lavoro ed erano anche molto bravi. Di certo non l’architetto (il progetto della casa alla fine l’ho dovuto fare io, che non ho studiato architettura, aiutata dal designer d’interni che mi ha aiutata con l’arredamento), oppure l’elettricista (che andava chiamato circa ottanta volte prima che si decidesse a passare a finire il lavoro) o l’idraulico (che ho chiamato il venerdì mattina per una perdita al WC appena installato  – colpa sua ovviamente – e mi ha consigliato di togliere l’acqua in casa, perché lui sarebbe venuto a vedere il lavoro il lunedì), o quelli dei pavimenti (che ci hanno messo circa due giorni per piastrellare un bagno e poi sono tornati dopo tre settimane a stuccare, dopo mille telefonate) o quelli dei serramenti (stendiamo un velo pietoso);
  2. Non fidarsi MAI dei consigli degli altri. Questa dovrebbe essere una regola, una legge o qualcosa del genere. E lo scrivo anche in maiuscolo, per non sbagliare: NON FIDATEVI MAI DEI CONSIGLI DEI VOSTRI AMICI O PARENTI. Io l’ho fatto. Non una, ma ben due volte.

    Mio zio mi ha consigliato il nome di un architetto, a suo dire era veramente brava, soprattutto nel design d’interni. L’architetto in questione mi ha fatto aspettare due mesi per portarmi tre progetti per adattare la struttura del vecchio appartamento dei miei nonni ai miei bisogni e due di questi progetti prevedevano l’abbattimento di alcune pareti maestre.
    Ora, non credo che ci voglia qualcuno che ha studiato architettura per capire che abbattere delle pareti maestre al secondo piano di un edificio piuttosto antico non sia esattamente l’idea migliore del secolo. Inoltre il suo concetto di design d’interni era di mettere in camera un letto, di utilizzare il pavimento per fare il comodino e basta.

    Il secondo consiglio non ricordo nemmeno da dove sia arrivato, probabilmente da qualche conoscente, che mi aveva assicurato che la ditta Tal dei Tali (ovviamente non è il nome vero) era la migliore nel campo dei serramenti, così mi sono rivolta a loro. E non l’avessi mai fatto. MAI.
    Avrei dovuto trasferirmi nella casa nuova a marzo/aprile, ma loro hanno ritardato così tanto con la consegna dei serramenti che ho dovuto far slittare anche tutto il resto (pavimenti, mobili, imbianchino, ecc.). Quando finalmente sono arrivati, dopo mesi di ritardo e continue litigate al telefono, hanno scoperto di aver preso la misura sbagliata di una finestra (quindi ho dovuto richiamare il muratore per far sistemare, perché loro avevano già preso una mazzetta e stavano distruggendo un pezzo di casa), hanno fatto i cassoni delle tapparelle più bassi di quanto avrebbero dovuto essere e uno dei lavoratori ha anche avuto la brillante idea di urinare nel piatto doccia del mio bagno e di coprire il misfatto con della plastica. E di questo se n’è accorta mia madre, che il giorno dopo è entrata, ha sentito un forte odore e ha scoperto quello che era successo. Inutile dire che ho svuotato nella doccia una bottiglia intera di Lysoform.

  3. Quando si fanno lavori si sa quando si comincia, ma non si sa quando si finisce. Dopo un inizio molto tremolante (grazie ai non-progetti dell’architetto), siamo riusciti a far partire i lavori il primo dicembre. Dicevano tutti che in un mese avremmo finito, che avremmo potuto trasferirci al massimo a marzo. No, non credete alle previsioni, perché non sono mai veritiere, specialmente se si sta ristrutturando un appartamento piuttosto vecchio. Ci saranno sempre delle sorprese, ci saranno sempre delle novità e dei cambiamenti e, soprattutto, ci sarà sempre qualcuno che farà ritardare tutti i lavori (vedi sopra). E marzo/aprile diventa agosto.

Abito qui esattamente da un mese e posso dire con certezza che non tornerei mai più indietro per nessun motivo al mondo. Quindi sì, cari amici e conoscenti, per rispondere alla vostra domanda: “mi trovo benissimo, grazie.”

Alla prossima!
Poppy Belle