195: London Day 17

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Oggi, parlando con mia sorella, mi sono resa conto che mancano quattro giorni alla partenza e poi sarò di nuovo in Italia.
Mi manca casa. Mi mancano mia madre, il mio cane, il mio letto (soprattutto quello) e il mio computer. Più che altro mi manca il tempo che passo a scrivere in tutta tranquillità (quando riesco a farlo).
Ma non riesco ancora ad abituarmi all’idea che tra quattro giorni sarò nella mia solita camera da letto e la vita ricomincerà ad essere uguale a sempre.
Anzi no, questa volta avrò la variante del lavoro, perché è finalmente arrivato il momento di capire in che direzione mandare la mia vita e cercare un nuovo posto.

Mi mancherà Londra. Tantissimo. Mi mancheranno l’appartamento, le chiacchierate con il manager notturno, l’autobus 23, la pioggia battente e il sole che splende dopo cinque minuti, il vento a ventisette chilometri (non è vero, quello non mi mancherà proprio), i Kensington Gardens, lo shopping mattutino a Kensington High Street, il cinema in cui si congela… Mi mancherà tutto.

E mai come quest’anno mi sono resa conto che trasferirsi qui sarà difficilissimo. Ma ce la farò. Non so ancora come e quando, ma ce la farò prima o poi.

Nel frattempo continuo a sognare di avere una casetta colorata (lilla con la porta viola scuro, se ve lo stavate chiedendo) e di scrivere il mio secondo libro (perché il primo è già pubblicato ed è quello che mi ha permesso di trasferirmi) mentre guardo fuori dalla finestra e vedo la pioggia che bagna i tetti e schizza sui vetri. Immagino come sarebbe la vita se vivessi davvero qui. Immagino i nuovi amici, magari anche i nuovi amori…

E so che ovviamente la vita non sarebbe così se mi trasferissi. Probabilmente dovrei fare due lavori solo per permettermi di pagare l’affitto e non avrei tempo nemmeno di accendere il computer, figurarsi scrivere o incontrare persone nuove. Però sognare non fa male, no?

In questi giorni ho provato a riflettere molto su tutte queste cose. Mi sono immaginata lavorare in un negozio di vestiti, oppure fare la cameriera in uno qualsiasi dei mille ristoranti. Mi sono immaginata prendere l’autobus tutte le mattine per andare al lavoro, andare da Primark a comprare vestiti carini per il tempo libero (perché con l’affitto e tutto il resto credo che non potrei permettermi molto altro) e poi mi sono immaginata tornare a casa la sera, stanca ma soddisfatta.

Non lo so, oggi è una giornata così. Ho preso un altro autobus e ho fatto un giro molto lungo, quindi ho avuto parecchio tempo per riflettere e queste sono le cose a cui ho pensato.

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