190: London Day 12

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Era da un po’ di tempo che non andavo da Primark a Marble Arch. Oggi mi sono ricordata il motivo.
Di solito preferisco altri negozi della stessa catena, perché sono più tranquilli e ci sono meno selvaggi.
Perché non posso utilizzare nessun’altra parola se non “selvaggi” per definire i personaggi che si trovano in quel negozio.
Mi hanno sbattuto addosso delle borse più e più volte (ovviamente senza chiedere scusa), sono stata presa a gomitate, mi hanno pestato i piedi e una persona mi ha letteralmente starnutito in faccia senza essersi messa la mano davanti alla bocca.
Credo che mi prenderò qualche malattia contagiosa tropicale e in caso dovessero mettermi in quarantena senza Internet, sappiate che vi ho voluto bene.
Okay, io so che le cose da Primark costano poco e sono anche molto carine, ma perché comportarsi in modo così osceno? La gente prova le cose in mezzo al negozio e poi le butta per terra. Si picchiano per prendere le cose (mi è stato raccontato di gente che si è accoltellata per i saldi in quel negozio). E poi nessuno rispetta gli altri, è una cosa che mi fa infuriare.
Selvaggi. Non sono altro che selvaggi.

E, sempre parlando di selvaggi, vogliamo parlare della persona che ho visto ieri al Victoria & Albert museum? Era in giardino con suo figlio, gli ha tolto il pannolino e ha permesso che si buttasse nella fontana completamente nudo. Insieme ad altri bambini che stavano giocando tranquillamente (vestiti, al massimo con i pantaloni tirati su per non bagnarli nella fontana).

Cambiando argomento, questa mattina ho comprato un bel quaderno, una biro e ho cominciato a scrivere. Visto che non ho mai tempo di stare al computer e non voglio scaricare tutta la batteria del mio telefono, ho deciso di scrivere nel modo tradizionale, cioè con carta e penna. E posso farlo ovunque, il che è grandioso.

Ho anche litigato pesantemente con la lavatrice dell’appartamento oggi. Mi ha rapito i vestiti. Io ho cercato di dirle che doveva lavarli e asciugarli, lei si è rifiutata di utilizzare la sua funzione da asciugatrice e me li ha lavati due volte. Senza asciugarli. Poi mia sorella ha chiamato il manager del palazzo, che è arrivato a soccorrerci. Ha impostato il programma per asciugare i vestiti (dicendoci che non è stata colpa nostra, perché quella lavatrice è una teppista e fa quello che vuole) e ci ha detto che in un’ora avrebbe dovuto asciugare tutto.
No. Sono passate tre ore e, alla fine, ho spento io la lavatrice per la disperazione, ho recuperato i vestiti (ancora fradici dopo tre ore di “asciugatura”!) e li ho stesi in bagno.
Per il momento la lavatrice ed io continuiamo a non parlarci.

Domani dovrebbe finalmente esserci una giornata di sole e poco vento, quindi ho in programma di visitare alcuni posti che non ho mai visto. Vi farò sapere!

A domani,
Poppy

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