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Ciao nonno,

Ti ricordi quando d’estate mi portavi a mangiare il gelato nel bosco e poi andavamo alla spiaggia segreta in riva al fiume e mi insegnavi a costruire castelli di sabbia? Non ero tanto brava, ma tu avevi pazienza. Poi mi insegnavi a fare rimbalzare le pietre piatte sulla superficie dell’acqua e ridevamo perché tu eri bravissimo ed io riuscivo a farle saltare solo un paio di volte.
E poi salivamo sul tuo motorino giallo e tornavamo a casa. Mi ricordo che aspettavo con impazienza il tuo arrivo tutti i giorni. Sentivo il rumore del tuo Ciao giallo da lontano e man mano che si avvicinava, sorridevo sempre di più. Quando arrivavi al cancello, per sicurezza, suonavi il campanello due volte, ma io sapevo che eri tu.

Ti ricordi quando a dicembre ti aiutavo a decorare l’albero di Natale? Alla nonna non piaceva farlo, ma tu andavi a prendere le scatole con le decorazioni solo per me, perché sapevi che ci tenevo. E poi facevamo il Presepe più grande ed elaborato del mondo, perché tu eri un genio e sapevi fare tutto.

Non te l’ho mai detto, ma quando ero una bambina tu eri il mio eroe. Mi facevi sentire grande, perché mi permettevi di aiutarti a fare tutto. Mi hai trasmesso l’amore per il fai-da-te e mi chiamavi “la mia assistente”. Ricordo giornate passate nel tuo magazzino. Tu lavoravi ed io ti passavo quello che ti serviva. Ero una bambina, ma sapevo distinguere tutti gli attrezzi da lavoro che usavi e aiutarti a costruire qualcosa mi piaceva più che andare a giocare con le Barbie e cose del genere.

Ti ricordi quando abbiamo costruito la casetta di legno nel mio cortile? All’inizio era il recinto per il cane dello zio, poi l’abbiamo trasformato nella mia casetta dei giochi. L’abbiamo ricoperta di assi di legno e tu mi hai fatto la porta e le finestre. Mi piaceva tantissimo quella casetta e ci passavo pomeriggi interi a disegnare.

Mi ricordo tante cose che abbiamo fatto insieme. Come quando ti sei messo in testa di fare un allevamento di canarini e mi portavi con te a comprare quelli nuovi. Ed io non vedevo l’ora di venire a casa tua tutti i giorni per vedere quei dannati uccelli che la nonna non sopportava. Ma tu mi ha insegnato tante cose e hai lasciato che ti aiutassi a prenderti cura di loro.

Avevi anche la passione per l’orto e l’hai trasmessa anche a me. Quando passavo qualche giorno a casa tua e della nonna, d’estate, ero più che felice di svegliarmi alle 5:30 del mattino, fare colazione e saltare sul tuo motorino per andare nell’orto ad innaffiare tutte le piante.

Mi hai insegnato tante cose. Come guidare il motorino, anche se poi non l’ho mai fatto. Come andare in bicicletta: ricordo ancora come se fosse ieri il giorno in cui mi hai permesso di togliere le rotelline di sicurezza ed eri felice perché avevo imparato. Mi hai insegnato ad allacciarmi le scarpe con il “metodo a coniglietto”. Quando ero piccola non ero capace a fare come gli adulti e grazie al tuo metodo sono stata una delle prime bambine ad imparare nella mia classe, tanto che spesso dovevo aiutare i miei compagni.

Ti ammiravo tanto, quando ero una bambina. Eri altissimo, forte e buono. Mi facevi compagnia quando la mamma andava a prendere mia sorella a scuola ed io avevo paura di stare in casa da sola. E so che non ti interessavano i miei vestiti delle Barbie o i piani per le feste di compleanno con i miei compagni delle elementari, perché spesso ti addormentavi, ma tu rimanevi lì lo stesso e la tua presenza mi faceva smettere di avere paura.

Ti ricordi quando mi hai portato in serra e mi hai regalato una pianta di rose per la casetta di legno? Mi avevi permesso di scegliere il colore ed io avevo preso quelle giallo oro. Quella pianta mi ricorderà per sempre te, nonno.

Sapevi fare davvero tutto, e questo era solo uno dei motivi per cui ti ammiravo così tanto. Quando ho avuto una camera da letto tutta mia, mi hai costruito tre librerie su misura. Librerie che ho ancora e di cui non mi libererò mai per nulla al mondo. Sapevi che mi piacevano tanto i fumetti e che tutte le settimane leggevo Topolino, così hai creato dello spazio apposta per quello.

Poi sono cresciuta, ma ti aspettavo lo stesso con impazienza tutti i giorni dopo pranzo. Venivi a casa mia, bevevi il caffè con la mamma e chiacchieravamo. Mi raccontavi le tue storie di guerra e mi parlavi della tua vita quando eri più giovane ed io ti ascoltavo sempre.

Oggi non voglio parlare della malattia che ti ha fatto perdere te stesso e che ti ha portato via. Voglio solo ricordare i momenti più felici che abbiamo passato insieme e dirti che ti ho voluto bene e che mi mancherai tanto.

Tra poco dovrò venire a salutarti per l’ultima volta in chiesa e non so se sono pronta. Ho avuto qualche anno per prepararmi, ma come si può essere pronti per qualcosa del genere? Cercherò di fare del mio meglio, comunque, perché tu mi hai insegnato ad essere forte.

Non credo in Dio o nel paradiso o cose del genere. A dire la verità non so nemmeno io in cosa credo, ma spero che tu, adesso, possa riposare in pace e incontrare di nuovo la nonna.

Addio, nonno.

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