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Nella vita non bisogna mai dire mai, ma io so che ci sono lavori che non farò nemmeno sotto tortura. Uno di questi è il capo del personale.

Come si può licenziare qualcuno? Io non ce la farei mai. Penso che non dormirei per una settimana prima e per tre dopo, sapendo che la persona che è stata licenziata non prende più uno stipendio e magari è l’unica persona della famiglia che lavora e ha figli da mantenere. No, non ce l’ho nel mio DNA. Sono una persona che si lascia trasportare forse un po’ troppo dalle emozioni. Non riuscirei a restare distaccata.
Come si fa a svegliarsi e dire: “il sogno della mia vita è fare il capo del personale e licenziare persone?” Okay, so che non fanno solo quello, ma in questo lavoro il lato negativo è così grande che non riesco a vedere nient’altro.

Per lo stesso identico motivo (cioè non so rimanere distaccata) non riuscirei mai a fare il medico o il veterinario. O l’infermiera o anche solo la volontaria in ospedale o in casa di riposo. Ho pensato varie volte di fare volontariato, perché mi piacerebbe aiutare le persone (o anche i cani al canile) ma io so che poi mi affezionerei a tutti e non riuscirei mai ad accettare tutte le perdite.

Per questo il mio lavoro ideale è la scrittrice, perché è una cosa che fa sognare la gente, che non fa male a nessuno. I libri permettono alle persone di allontanarsi dalla realtà per qualche ora e stare meglio, non pensare ai propri problemi. E poi è qualcosa di creativo, con le parole si possono creare mondi nuovi, personaggi, situazioni e tanto altro.

Ma, ovviamente, so che il periodo è brutto e che non si possono scegliere i lavori. Io sono fortunata e per ora ne ho uno, ma so che se dovessi avere un disperato bisogno farei qualunque cosa: cameriera, barista, e varie altre cose del genere. Laverei anche i piatti nei ristoranti. Andrei ad assemblare mobili nei negozi di arredamento o a fare pulizie.

Voi, invece, avete dei lavori che non fareste mai e poi mai e perché?

A domani,
Poppy

025: Laughter Lines

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Da qualche giorno sono ossessionata da un brano dei Bastille (e sapete che io adoro i Bastille) e non riesco a togliermelo dalla testa. E’ diventata in poco tempo una delle mie canzoni preferite in assoluto e sento il bisogno di condividerla con voi:

Non è bellissima? Io me ne sono innamorata. E mi ha anche ispirato una storia breve che non vedo l’ora di scrivere.

P.S. I Bastille vengono a Milano quattro giorni dopo il mio compleanno, ma io me ne sono accorta troppo tardi e sono sold out. Fatemi piangere in un angolino.

A domani,

Poppy

024: 10 Things About Me

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Dieci cose completamente random su di me:

– non odio tante band, tendo a rispettare chiunque faccia musica. Se qualcuno non mi piace, di solito, mi è completamente indifferente. Ma ci sono due gruppi che non posso nemmeno sentire nominare: gli U2 e gli Arctic Monkeys. Non so perché, li odio proprio tanto. E sembra che tutto il resto del mondo, invece, li ami alla follia.
Io no. Io sono allergica.
 
– il verde è il mio colore preferito. Ma non solo, mi rende proprio felice guardare qualcosa di verde. I muri della mia camera sono di quel colore, così come la maggior parte degli accessori. Insomma, un inferno per chiunque lo odi ma un paradiso per me.
 
– amo cucinare. Di solito mi piace fare i dolci, ma ultimamente sto sperimentando con il salato. La mia pizza è abbastanza buona e ne sono piuttosto orgogliosa.
 
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– non sopporto le persone che non sanno quello di cui stanno parlando, ma fingono di essere esperte. Si vede sempre lontano dieci chilometri, non mi fregano.
 
– mi piace andare a fare la spesa. Ho una buona memoria fotografica e mi accorgo immediatamente se è spuntato qualcosa di nuovo in uno scaffale (il che mi torna molto utile per provare tutte le novità possibili)
 
– il mio cibo preferito è semplice: tramezzino con tacchino, pomodoro, insalata e maionese allo yogurt. Se potessi mangiare solo una cosa per il resto della mia vita sarebbe quello.
 
– da piccola ho imparato a colorare anche con la mano sinistra. Non sono bravissima a scriverci ma se mi ci impegno riesco abbastanza bene.
 
– amo assemblare mobili. Ho messo insieme librerie, scarpiere, scrivanie, panche e varie altre cose. Mi piace cavarmela da sola e ho imparato a usare anche il trapano.
 
– non mi piacciono i libretti delle istruzioni. Tendo a fare tutto seguendo l’istinto e poi, se proprio non sono in grado, le leggo per capire dove sbaglio.
 
– non mi piacciono l’odore e il sapore della cannella. Mi fanno venire la nausea.
 
Lasciatemi le prime dieci cose che vi vengono in mente su voi stessi nei commenti, se vi va!
 
A domani, 
Poppy

023: Cambiamenti e Conversazioni

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A volte sento il bisogno di cambiare tutto: da me stessa a quello che sta intorno a me (tipo la mia camera). Mi è capitato una sola altra volta nella vita di provare un bisogno così forte ed è stato cinque anni fa, quando è venuta a mancare mia nonna. All’epoca ero andata dal parrucchiere e avevo deciso di tingere i capelli di rosso (li avevo sempre avuti del mio colore naturale o comunque avevo fatto delle tinte temporanee). Li avevo fatti un rosso scuro e mi piacevano tantissimo. Così tanto che sono rimasti per circa tre anni. Poi li ho fatti tornare castani, perché mi ero stancata del rosso e li ho lasciati così fino a oggi. Sono andata dal parrucchiere (dopo sette mesi – sì, li ho contati) e ho cambiato radicalmente. Ho fatto uno shatush (non ditemi che sono un po’ in ritardo, lo so) e ho schiarito tutte le punte, che sono diventate arancioni. Me ne sono innamorata. Il cambiamento mi ha fatto sentire meglio. E so che è una cosa stupida, ma mi è servito. Avevo bisogno di qualcosa del genere.

Adesso potete dirlo: quanto è cliché una ragazza che cambia il colore/taglio dei capelli dopo qualcosa di brutto? Di solito succede dopo che ci si lascia con il ragazzo.

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E proprio il mio pomeriggio dal parrucchiere mi ha fatto venire in mente l’argomento di cui voglio parlare oggi: le conversazioni.

Da piccola avevo problemi ad esprimermi a parole perché ero timidissima. Ma vi dico che ero così timida che mi vergognavo a parlare davanti a chiunque. Alle elementari mi ricordo che ogni giorno, quando suonava la campanella dell’intervallo, la maestra ci faceva mettere in cerchio e, a turno, uno di noi doveva urlare: “Intervalloooo!” Ecco, io avevo chiesto di saltare il turno perché la cosa mi terrorizzava.
Quando dovevo parlare ad alta voce mi mancavano le parole. Mi bloccavo completamente e andavo in panico. E pensate che quando ero una bambina (alle elementari, ma non ricordo esattamente quanti anni avessi) mi hanno fatto presentare lo spettacolo della scuola. Su un palco. Davanti a tutti i genitori. Con la luce puntata su di me. Ero terrorizzata e mi sono dimenticata la mia parte, ma la maestra me l’ha suggerita e sono riuscita a finire.

Crescendo sono molto migliorata e l’episodio che mi ha fatto cambiare radicalmente è avvenuto in seconda superiore. Ero in gita alle Cinque Terre con la mia classe ed io e le mie compagne abbiamo visto un ragazzo bellissimo che disegnava seduto su una panchina. Aveva i capelli fucsia e blu elettrico, gli occhi azzurri e sembrava tutto fuorché italiano. Era anche una scenetta piuttosto divertente, perché quasi tutte le ragazze che erano in gita con me gli gironzolavano intorno perché lo trovavano estremamente bello. Le mie due migliori amiche volevano che io andassi a conoscerlo ed io mi vergognavo in modo incredibile. E poi ho pensato: “sai cosa? è una persona che non rivedrai mai più per il resto della tua vita, cosa ti interessa quello che penserà di te? Perché devi perdere delle occasioni per la tua stupida timidezza? Fallo e basta.” E l’ho fatto. Sono andata a conoscerlo e ho scoperto che no, non era italiano ma canadese e si chiamava Kevin. E da quel momento la mia timidezza è migliorata nettamente. Non mi vergognavo più assolutamente di nulla e diventavo amica di tutti. Istantaneamente.

Ma una cosa non è mai cambiata, cioè il mio odio verso le conversazioni di circostanza. Non mi piace parlare di tutto e di niente. Discorsi sul tempo? (“Non ci sono più le mezze stagioni! Quest’anno non abbiamo avuto l’inverno!”) Chiacchiere sul nulla, giusto per parlare? No, non hanno mai fatto per me. Detesto quel genere di cose, soprattutto perché sono difficili da mantenere vive. Chi ha voglia di parlare del tempo o cose del genere per mezz’ora d’orologio? Io no. Mi sono sempre sforzata, ma non mi è mai venuto spontaneo. E quando si va dal parrucchiere questo tipo di conversazioni sono praticamente d’obbligo. Oggi, invece, sono rimasta piacevolmente sorpresa. Non mi ha fatto i capelli la solita ragazza, ma il padrone del negozio e ci siamo messi a parlare di “tutto”, saltando il “niente”. E la cosa più bella è che la conversazione non si è mai fermata, non abbiamo mai provato lo stupido silenzio imbarazzato perché nessuno dei due sapeva più cosa dire.

Mi capita raramente di trovare (nella “vita reale”, non parlo di internet) persone con cui ho tantissime cose in comune e con cui è un piacere parlare. Non so perché, forse perché sono un po’ diversa e mi piacciono cose un po’ strane, ma la maggior parte delle persone che incontro hanno interessi diversi dai miei. Invece, oggi, sono rimasta totalmente stupita e la cosa mi ha fatto spuntare un sorriso.

Termino il post con una domanda: voi di cosa parlate quando siete costretti a parlare “del più e del meno”? C’è un argomento che proprio non sopportate?

A domani,

Poppy

021: The Room

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Nel post in cui ho parlato delle app che ho sul mio iPad ho citato The Room, un gioco rompicapo di cui mi sono innamorata qualche tempo fa. Oggi vi parlo di The Room Two, che non so di preciso quando è uscito, ma io l’ho comprato oggi e lo adoro. L’unica cosa che mi ha delusa un po’, per il momento, è che ho dovuto comprare un gioco completamente nuovo e che non hanno aggiunto livelli a quello vecchio, ma diciamo che ho pagato volentieri perché si tratta di una cifra minima (circa 2-3€) e la grafica è davvero stupenda. E poi mi tiene la mente occupata, il che è un lato estremamente positivo in questo periodo.

Ho iniziato il nuovo gioco questo pomeriggio, quindi non sono ancora arrivata alla fine (attualmente mi trovo al terzo capitolo). Questa volta sembra tutto ambientato su una nave e i rompicapo per adesso non si sono rivelati troppo complessi.

Voi ci avete mai giocato? Se amate il genere ve lo consiglio.

A domani,

Poppy