Giorno 159: Diario di Viaggio

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Ieri è stata la giornata più lunga della settimana, ma è stata anche la più bella. E’ stata la più stancante, ma la più soddisfacente. Ho avuto un milione di pensieri e voglio condividerne alcuni con voi quasi come farei sul mio diario segreto.

Non c’è nulla di più triste di un parco giochi deserto.

Il sole tramonta presto d’inverno. Ieri ho preso il treno alle quattro circa e, complice anche il tempo, cominciava già ad esserci buio. Dalla città in cui abito a Milano il paesaggio è molto monotono, sono quasi tutti campi e raramente si vede qualche segno di civiltà, come un campo da calcio con qualche ragazzo che gioca oppure qualche casa.
Ieri sono passata di fianco a un parco giochi per bambini ed era completamente deserto, avvolto nella nebbia e buio. Ho pensato che non ci fosse niente di più triste di così. Vedere i giochi abbandonati mi ha messo un po’ di malinconia e mi ha immediatamente fatto venire in mente una scena per un racconto.

Non berrò mai più.

Non bevo spesso e non bevo tanto. Mi capita raramente, magari durante un aperitivo con gli amici oppure durante una serata fuori. Ieri sera l’ho fatto e me ne sono pentita. Ho bevuto un bicchiere di prosecco e metà gin tonic (fatto malissimo, tra l’altro) e non mi sono ubriacata. Il “problema” è che io reggo l’alcol, perché mi serve un bel po’ prima di cominciare a sentire la testa leggera. Il massimo a cui io sia mai arrivata è stato camminare un po’ storta, ma mai più di così. Quindi qual è il problema, vi chiederete voi? Se reggi e non ti ubriachi, perché hai deciso di non bere mai più? Perché l’alcol dovrebbe avere effetti sedativi, ma a me fa l’esatto effetto contrario. E’ come bere caffeina, mi rende insonne. Più insonne del solito. Quindi, dopo aver passato una notte quasi completamente in bianco, ho preso una decisione: mai più.
Prima di ieri sera non avevo mai collegato questi episodi di insonnia pesante all’alcol, ma ripensandoci mi capitano sempre dopo un bicchiere. Quindi basta, tanto non fa nemmeno bene e sono davvero pochi i cocktail che mi piacciono.

A volte sono proprio maldestra.

Di solito sto molto attenta e non mi capita spesso di inciampare o di cadere. Anzi, credo di non ricordare l’ultima volta che sono caduta davvero. E spesso sono quella che salva le amiche da voli epici in mezzo alla strada. A volte, però, divento la persona più maldestra del pianeta e non posso controllarlo, il che mi fa impazzire. Succede sempre di notte. Una mattina mi sono svegliata con un occhio nero e sapete perché? Era un periodo in cui la mia allergia era ai massimi livelli e di solito mi viene il raffreddore e cominciano a bruciarmi gli occhi. Credo che abbiano cominciato a bruciarmi/prudermi durante la notte e mi sono tirata un pugno da sola mentre dormivo, probabilmente per grattarmi.
Questa notte, invece, mi sono addormentata per circa un’ora. Poi mi sono svegliata di colpo perché avevo la mano vicino alla fronte e – non so come – mi sono graffiata. Quando mi sono alzata e sono andata a lavare i denti mi sono guardata allo specchio e ho visto il danno. Sembra che ho litigato con un gatto.

Questo è il peggior after party a cui io sia mai stata.

Ieri sera sono stata ad una festa dopo il lavoro. Una festa che mi è stata spacciata per esclusiva, una di quelle a cui è praticamente impossibile partecipare. Ero molto felice di quell’opportunità, soprattutto perché ho visitato il locale in cui ci sarebbe stato questo party quando non c’era ancora nessuno e mi è sembrato adorabile. Vodka bar, divani, palco per una band, luci laser… insomma, gli ingredienti per una festa perfetta! La realtà? Vedere tutto quel potenziale sprecato mi ha messa di cattivo umore, soprattutto quando ho raggiunto l’area in cui avrei voluto ballare e… c’erano bambini! Bambini che saltavano e ballavano tra di loro, bambini che giocavano. All’una del mattino ad un party “esclusivo”. Ehm, no. Non ci siamo capiti: cosa ci fanno bambini di 6/7 anni in un posto dove gli adulti dovrebbero passare una bella serata e dove vendono cocktail alcolici?
Tempo un’ora e sono scappata a gambe levate dopo aver visto che la situazione non stava assolutamente migliorando.

– – –

Questa settimana sta lentamente giungendo alla fine, ma sono felice di tutti gli impegni che ho avuto. Anche se sento le dita pesanti mentre scrivo queste parole e gli occhi mi si chiudono (e sono solo le sei di sera! Non ho più l’età per certe cose) sono contenta di tutto quello che ho fatto.

Oggi, tornata a casa da Milano, sono andata a trovare il mio vicino di casa anziano, che è stato operato allo stomaco. Mi ha impressionata vederlo così vulnerabile, così… anziano. A volte ripenso alla mia infanzia e sorrido, perché lo conosco da tutta la mia vita e per me è sempre stato un po’ come un nonno. Durante i pomeriggi estivi lo raggiungevo nel suo garage e lo aiutavo a dipingere i suoi lavoretti con il legno. Lui ha sempre saputo del mio amore per l’arte e mi ha incoraggiata fin da piccola a dipingere e ad usare i colori. E anche se adesso sono cresciuta ripenso ancora a quei momenti con piacere.
Abitiamo esattamente uno di fronte all’altra e continuo ad aiutarlo con i suoi lavori anche oggi. A volte mi chiede se posso aiutarlo a scrivere qualcosa (solitamente “Buon Natale”), perché dice che ho una bella scrittura. Ed io l’ho aiutato a realizzare un piccolo sogno, portandogli una maglietta dalla California, quando ci sono stata in vacanza.
Non pensavo che sarebbe successo, ma ha fatto male vederlo così. Soprattutto perché so che quando è tornato dall’ospedale ha chiesto a mia madre di me ed io non c’ero, perché ero a Londra.

So che il post di oggi è un po’ caotico (e magari anche un po’ noioso), ma volevo condividere alcuni pensieri per svuotare la mente. Da lunedì spero che torni tutto alla normalità, perché anche se mi piace essere estremamente occupata, ho bisogno di un po’ di relax.

A domani,

Poppy

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