Giorno 122: Teenage Kicks

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Il 19 giugno di quest’anno ho cominciato una nuova avventura. Mi mancavano le mie serie televisive teen preferite (shh, non ricordatemi che non sono più teen da un pezzo!), che ormai sono finite quasi tutte e volevo scrivere qualcosa che colmasse quel vuoto. Volevo cominciare una storia in cui i protagonisti erano molto giovani, qualcosa che mi desse la possibilità di esplorare tutto quello che succede nel mondo dei teenager a partire dal penultimo anno di High School. Qualcosa che aprisse la porta ad una serie, magari una trilogia che si conclude con il primo anno di college. O che va avanti fino a quando cominciano a lavorare, chi lo sa. Volevo tante opzioni.

Così ho aperto un foglio di Word e ho cominciato a scrivere Teenage Kicks, senza sapere ancora cosa sarebbe successo, senza nemmeno avere in mente un nome per quella storia. Sapevo di voler utilizzare il nome di una canzone, perché di solito è da lì che prendo ispirazione per i miei titoli. Così, quando su Spotify è iniziata “Teenage Kicks” dei The Undertones ho pensato che fosse perfetta.

Teenage Kicks è un’espressione che significa “le passioni degli adolescenti” e mi è sembrato che calzasse a pennello con la mia idea. Volevo raccontare la storia di tre migliori amiche che frequentano la scuola insieme da tutta la loro vita. Volevo parlare dei drammi adolescenziali, delle cotte, delle prime volte, le prime feste, i primi amori… e così è nata la mia storia.

Prima ho pensato bene ai personaggi, al carattere di ognuno di loro. Ho preso degli appunti e ho cercato di assegnare un’identità ben precisa a tutti, quindi Holly è diventata la ragazza solare ma un po’ timida che ha una cotta per il ragazzo più popolare della scuola da due anni e sa che vuole andare al college ma non ha ancora bene un’idea su cosa vuole studiare. Skylar è diventata quella estroversa ed eccentrica, la ragazza che vuole fare l’attrice e ha uno stile personale molto preciso. E’ quella che sa cosa vuole e sa anche come ottenerlo. E’ un po’ drammatica, ma è un’ottima amica. E Ashley è la timidona a cui piace studiare, quella riservata e che fa fatica ad aprirsi con tutti, a volte anche con le sue migliori amiche. Ha un sogno nel cassetto e ha già pianificato metà della sua vita per quanto riguarda la carriera e che è un po’ un disastro in amore.

Mi sono occupata anche del gruppetto delle “mean girls” della scuola, perché parliamone. Quelle ci sono ovunque, soprattutto alle superiori. Sono sempre il gruppetto più popolare, quello composto dalle ragazze più prepotenti che credono di avere il diritto di fare quello che vogliono e di ferire tutti gli altri, di umiliarli per puro divertimento.

E poi ho dato delle identità precise anche agli altri personaggi e ho cominciato a scrivere un capitolo dietro l’altro e ho cercato di inserire tutti i colpi di scena possibili immaginabili, perché volevo che nulla fosse quello che sembrava. E’ stato tutto molto naturale e alla fine alcune situazioni si sono risolte praticamente da sole. Per altre cose ho dovuto riflettere di più per evitare di scrivere cose strane o stupide. Questa è stata la storia che mi ha tenuta occupata per più tempo e ne sono felice. Mi ha dato molte soddisfazioni e mi sono affezionata a tutti i personaggi (beh, forse non proprio a tutti). E’ stato un po’ triste scrivere “The End” dopo l’epilogo, ma sono quasi sicura al 100% che in futuro scriverò il sequel. Devo solo aspettare che mi venga l’ispirazione giusta, perché non voglio rischiare di rovinare la storia inserendo cose a caso tanto per scrivere un seguito oppure già successe nella prima parte.

Adesso avrò il tempo per dedicarmi come si deve al Writing Challenge (nei limiti del possibile, ovviamente, perché ho sempre mille cose da fare) e di cominciare un’altra storia. Ho tante idee e devo trovare quella giusta, quella che “salta più in alto delle altre” nella mia mente.
Per il momento sto cercando di scrivere il racconto per il settimo giorno del challenge, ma lo sto trovando difficilissimo, perché non mi piacciono i supereroi e non ho mai letto nessuna storia su di loro, quindi la cosa si sta rivelando un po’ ardua.

Voi cosa provate quando finite di scrivere una storia che vi ha occupato tanto tempo? Siete felici di averla finalmente finita o vi sentite tristi, perché vi dispiace abbandonare i vostri personaggi? Oppure entrambe le cose?

A domani,

Poppy

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