Giorno 106: Writing Challenge Day 5

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Giorno 5: Comincia una storia con “Pensai di aver visto…”

La traccia di oggi mi ha ispirato una storia diversa dal solito e non nascondo di essere un po’ in ansia. Non ho mai scritto niente del genere e ho deciso di dividere questo racconto in due parti. La seconda la posterò per il sesto giorno, anche se non so ancora quando riuscirò a pubblicarla. Per il momento ne ho scritta metà, quindi potrebbe essere domani o nei prossimi giorni.

E’ un po’ lunga, ma spero che possa piacervi!

p.s. fortunatamente il mal di gola è passato! Ancora un paio di giorni e mi riprendo completamente! 😀


Silver Linings

Pensai di aver visto un lampo. Alzai lo sguardo dal libro di storia che stavo svogliatamente studiando e guardai fuori dalla finestra. Il cielo era limpido e la luna piena risplendeva sui palazzi intorno al mio appartamento. No, per una volta non sembrava che stesse per piovere a Londra. Scossi la testa e riportai l’attenzione sul mio libro. Forse mi ero solo immaginata quel lampo. Magari mi ero persino addormentata per qualche minuto e l’avevo sognato. In effetti erano due settimane che mi ritrovavo a studiare fino alle tre del mattino per passare quell’esame. Il professor Hendricks era temuto da tutti gli studenti. Era famoso per far piangere anche i più preparati e non volevo trovarmi in quella situazione anch’io. Guardai l’orologio: erano le tre e tre minuti e stavo morendo di sonno. Chiusi il libro con un tonfo e decisi che avrei continuato a studiare il periodo della fine del Quattrocento il giorno successivo.

Cliccate su “Continua a Leggere” per il resto della storia.

Un’altra maledetta nottata. Pensai. Avevo passato tutto il giorno tra lezioni, pagine da leggere e studiare di altre materie e un appuntamento dall’oculista che mi aveva fatto perdere mezzo pomeriggio. Mi ero rivolta a uno specialista perché ero sicura che la mia vista stesse calando. Studiavo troppo, ne ero sicura. A volte mi si appannavano gli occhi e cominciavano a bruciare, così dovevo smettere di studiare. L’oculista, una donna molto bella, alta, con gli occhi grigi e i capelli nero corvino, mi aveva detto che la mia vista non aveva nulla che non andava. Anzi, inspiegabilmente avevo undici decimi. In conclusione, forse mi si appannavano gli occhi e cominciavano a bruciare perché ero troppo stressata. Passavo tutto il giorno a fissare lo schermo di un computer o le pagine di un libro, non poteva fare bene alla salute. Cominciai a guardare fuori dalla finestra e osservai i palazzi del quartiere. Poche luci erano ancora accese a quell’ora, probabilmente erano già tutti nel mondo dei sogni.
Improvvisamente vidi un lampo illuminare il cielo sopra la punta della chiesa di St. Mary Abbots, esattamente come la sera prima. Guardai le previsioni del tempo, ma nemmeno quel giorno erano previsti temporali. Abbassai lo sguardo sulla sveglia che tenevo sulla scrivania e un brivido percorse la mia schiena. Erano le tre e tre minuti.

“Sage!” Richiamò la mia attenzione Matt, uno dei miei migliori amici. Sentii un paio di mani posarsi sui miei fianchi e tenermi in piedi prima che potessi schiantarmi contro il pavimento dell’aula di Filosofia.
“Certo che sei distratta oggi.” Intervenne Olive, l’altra mia migliore amica. “Che ti è successo?”
Mormorai un veloce “Grazie” a Matt e ritrovai l’equilibrio. Ero scivolata su un pezzetto di carta che non avevo notato. “Non lo so, sto studiando troppo.” Risposi, prendendo la borsa dalla sedia e mettendola a tracolla. Non sapevo nemmeno che ore fossero, ero affamata e stanca, oltre ad essere di cattivo umore per non essere riuscita a dormire.
“Cosa ti ha detto l’oculista, poi?” Mi domandò il ragazzo, cambiando improvvisamente argomento.
“Che ci vedo bene, anzi. Fin troppo bene.” Replicai. Ormai eravamo fuori dal college. Inspirai una boccata d’aria gelida e guardai il cielo. “Dite che stasera pioverà?”
“Non credo. Le previsioni dicono che farà bello per tutta la settimana.” Disse Olive, guardando il cellulare. Tipico, Liv aveva sempre in mano il suo smartphone e aveva probabilmente più applicazioni lei di tutto l’iTunes Store.
“Guarda che tanto domani sera usciamo anche se piove. E non mi interessa il risultato dell’esame, festeggeremo a prescindere.” Disse Matt, sorridendo e mettendo in bella vista i suoi perfetti denti bianchi. Era fissato e tutte le settimane utilizzava le striscette per sbiancarli. Ormai il suo sorriso era quasi neon.
“Poco ma sicuro.” Mormorai, cercando di chiudere la borsa dei libri, che si era aperta quando un ragazzo ci aveva sbattuto contro senza nemmeno chiedermi scusa. “Non vedo l’ora di togliermi di torno quell’esame.” Dissi.
“Stai ancora studiando fino a tarda notte?” Mi chiese Liv, aggiustandosi gli occhiali sul naso e fissandomi con gli occhi azzurri leggermente sgranati.
“Sì, non voglio fare la fine di Grayson.” Risposi, ricordando lo studente migliore del corso, che l’anno prima era uscito da quell’aula in lacrime dopo una domanda trabocchetto del professor Hendricks.
Sbuffai, perché c’era qualcosa che non permetteva alla mia borsa di chiudersi e mi fermai per appoggiarla da qualche parte.
“C’è un pezzo di carta.” Mi fece notare Olive, indicando con un dito il foglietto che si era impigliato nel velcro. Lo recuperai velocemente, infilandolo in un libro, sistemai la borsa e ripresi a camminare. Ero nota per prendere appunti ovunque e lasciarli in giro. Anzi, la maggior parte delle volte li perdevo.
“Andiamo a mangiare?” Propose Matt. Liv ed io annuimmo e lo seguimmo in uno dei bar poco lontani dal college.

Quella sera decisi di ripassare per l’ultima volta storia, perché ero sempre più in ansia per quel maledetto esame. Speravo di superarlo, perché così non avrei mai più dovuto avere a che fare con il professor Hendricks. Odiava tutti gli studenti e sembrava che odiasse persino la sua materia. Mi sedetti alla scrivania di fronte alla finestra, aprii il libro e ritrovai il foglietto che mi aveva impedito di chiudere la borsa. Lo osservai, sgranando gli occhi. Non era mio. Quella non era la mia scrittura.
St. Mary Abbots. Se vuoi sapere cosa sta succedendo, vieni nel giardino sul retro alle tre e tre minuti di questa notte.
Il messaggio era scritto in una calligrafia quasi impossibile da leggere e dovetti rileggerlo tre volte per rendermi conto del suo contenuto. Qualcuno sapeva che avevo visto i fulmini alle tre e tre minuti? Non l’avevo detto a Liv e Matt, quindi non erano stati loro a farmi quello scherzo. Un brivido risalì la mia schiena e buttai il biglietto nel cestino sotto la scrivania. Al diavolo gli scherzi, avevo un esame da superare. Di sicuro non avevo tempo da perdere in quel modo. E poi chi voleva visitare il retro di una chiesa nel mezzo della notte? Non io.
Scossi la testa e cercai di concentrarmi su quello che stavo studiando, anche se quel messaggio continuava a tormentarmi.

Mi svegliai improvvisamente, guardandomi intorno per capire dove fossi e da dove provenisse quel rumore infernale. Il mio telefono aveva suonato e, di conseguenza, anche vibrato, facendomi prendere uno spavento. Mi ero addormentata con la testa sul libro, sfinita. Guardai il display luminoso e sorrisi davanti al testo del messaggio di Liv: “Hai ancora la luce accesa? Fila a letto o domani sarai uno zombie davanti a Hendricks!”
Alzai lo sguardo per osservare la finestra di Liv, che abitava nell’appartamento esattamente di fronte al mio e la vidi. Mi stava salutando con la mano e sorrideva.
“Io vado, però vai anche tu!” Digitai sullo schermo del mio smartphone. Salutai anch’io la ragazza con la mano e decisi di spegnere la luce. Tanto ero già mezza addormentata e i lampioni illuminavano l’ambiente abbastanza per permettermi di trascinarmi sul letto, cambiarmi e infilarmi sotto le coperte.
Improvvisamente un lampo illuminò la notte. Mi precipitai alla finestra e notai che il fulmine si era abbattuto di nuovo sulla chiesa di St. Mary Abbots. Guardai l’orologio e, come tutte le altre notti, le lancette segnavano le tre e tre minuti.
“Non ho tempo per questa roba.” Mormorai tra me e me. Il suono della mia stessa voce mi tranquillizzò leggermente. Ero sveglia, non stavo sognando. Dovevo andare a letto e smettere di pensare al messaggio che qualcuno aveva lasciato nella mia borsa e a quei lampi. Si trattava solo di coincidenze, doveva essere così. Quale altra spiegazione logica poteva esserci? Nessuna. Mi infilai sotto le coperte e cercai di ignorare la sensazione di terrore che si era impossessata di me. Ero agitata per l’esame. Doveva essere quello.

“Liv, hai visto che fulmine ieri sera?” Domandai alla mia amica quando la vidi. Matt abitava poco distante da noi, così la mattina ci trovavamo tutti e tre allo Starbucks all’angolo, facevamo colazione e poi prendevamo l’autobus per andare al college.
“No, quando?” Chiese lei di rimando.
“Pochi secondi dopo che ci siamo salutate. Eri ancora alla finestra, come hai fatto a non vederlo?”
La ragazza scosse la testa e si strinse nelle sue spalle.
“Non ho visto nulla, sei sicura di non averlo sognato?”
“Sicurissima.” Risposi. “Ha illuminato tutto come se fosse stato giorno!” Esclamai. Liv scosse di nuovo la testa e sorseggiò il cappuccino che aveva comprato. Guardai Matt in cerca di sostegno, ma il ragazzo stava decidendo quale bevanda potesse scegliere per evitare che si macchiassero i suoi denti.
“Pronta per l’esame?” Mi domandò Liv, cambiando argomento.
“Ho studiato, ripetuto, fatto schemini… credo di non essermi mai impegnata più di tanto per questo esame. Tu?”
“Anch’io. Spero di non fare la fine di Grayson. E’ stato un trauma vederlo correre fuori dall’aula in lacrime. Ed è il migliore studente del college!” Esclamò Liv, scuotendo la testa. “E tu, Matt? Matt!”
Il ragazzo sussultò e si guardò intorno.
“Prendo solo questo, grazie.” Disse al barista, porgendogli una confezione di succo di mela e raggiungendoci dopo aver pagato. “Di cosa stavamo parlando?”
“Dell’esame con Hendricks, di che altro?” Chiese Liv con ironia. Il ragazzo arrossì e ci rivolse un sorriso a mo’ di scusa.
“Non sono interessato al risultato di quell’esame. Io ho studiato, se poi vuole bocciarmi perché ha la luna storta sono affari suoi. E’ lui che mi deve sopportare per un altro anno.” Replicò con serietà. Liv ed io ci guardammo e scoppiammo a ridere. Era una risposta tipica di Matt.
“Hai ragione, dovremmo cominciare a pensare più come te.” Dissi prima di addentare un muffin ai mirtilli.

“Come ti senti?” Domandai con cautela quella sera a Liv. Matt ed io avevamo superato l’esame, mentre la ragazza era stata bocciata e umiliata davanti a tutti da Hendricks.
“Ho bisogno di uscire, di bere qualcosa e di dimenticarmi tutto quello che è successo nelle ultime cinque ore.” Rispose lei, guardando lo schermo del suo telefono con insistenza. Matt le strinse un braccio con aria amichevole e mi rivolse uno sguardo che significava “cambiamo argomento”. Annuii e cominciai a riflettere su cosa avrei potuto dire.
“Ehi, a proposito! Lily ci ha invitati alla sua festa di compleanno questa sera! E sapete dove sarà?”
“No, dove?” Domandò Olive. Aveva le occhiaie e sembrava stanca.
“Ai Kensington Roof Gardens!” Esclamai. “Ha affittato il locale per festeggiare i suoi ventun anni.” Dissi.
“I suoi genitori hanno affittato il locale.” Mi corresse Matt.
“Beh, sì.”
Lily Blaney aveva due anni più di noi e, al contrario di Matt, Olive e me, era ricchissima. I suoi genitori avevano ereditato una fortuna dai nonni materni della ragazza e le permettevano di fare e avere tutto quello che voleva. Così quando aveva deciso di affittare un locale intero per la sua festa di compleanno le avevano dato i soldi per farlo. I miei genitori adottivi lavoravano nell’enorme villa fuori Londra dei Blaney: mia madre faceva le pulizie, mentre mio padre faceva il cuoco. Fino al momento di andare al college avevo vissuto nell’ala della servitù, come la chiamava il Signor Blaney, insieme ai miei genitori ed ero diventata molto amica di Lily. Eravamo cresciute insieme e non mi aveva mai fatto pesare l’enorme differenza tra di noi. Non mi aveva mai presa in giro per la professione dei miei genitori. Anzi, mi aveva sempre fatta sentire parte della famiglia e diceva a tutti che eravamo sorelle. In realtà ci assomigliavamo anche fisicamente, perché eravamo alte quasi uguali, con la stessa corporatura abbastanza esile, i lunghi capelli castani – anche se ultimamente quelli di Lily erano stati tinti di viola – e gli occhi dalla forma leggermente allungata color nocciola.
“Non vedo l’ora di andare. E spero che la festa sia open bar.” Mormorò Olive, sedendosi sul mio letto e facendo sprofondare la testa tra le mani.
“Credo proprio di sì. Ehi, perché questa sera non ti metti il mio vestito nero? Quello che ti piaceva così tanto quando l’ho comprato?” Suggerii, nella speranza di tirarle su il morale. La ragazza annuì, ma non sembrò completamente convinta. “Dai, ti prepari qui da me e ci trucchiamo a vicenda.” Aggiunsi.
“D’accordo.” Cedette alla fine.
“Allora io sparisco, così voi ragazze potete girare nude per la stanza, fare commenti sul vostro corpo e spalmarvi la crema a vicenda.” Disse Matt. Liv ed io ci voltammo verso di lui e, dopo un primo momento di perplessità, scoppiammo a ridere.
“Matt, è questo che credi facciano le ragazze quando si preparano insieme per una festa?” Domandai.
“Cosa pensi che siamo, una razza aliena?” Aggiunse Liv con una punta di sarcasmo.
“Cosa ne so io?” Borbottò lui, arrossendo di nuovo. Mi avvicinai a lui e gli spettinai i capelli biondi, rivolgendogli un sorriso.
“Prepararsi insieme alla tua migliore amica significa avere un parere onesto su quello che hai deciso di indossare, significa scambiarsi i vestiti, spettegolare sui ragazzi a ruota libera e magari aiutarsi con il trucco. Non sono previste sfilate nude per tutta la casa e non ci si spalma la crema a vicenda.” Spiegò Olive, trattenendosi dallo scoppiare a ridere davanti all’espressione di Matt.
“Se lo dite voi… Allora ci vediamo dopo.” Disse Matt, prendendo la sua borsa e avviandosi verso la porta. Il mio appartamento, in realtà, era un monolocale molto piccolo con un angolo cucina. Era una stanza che ero riuscita ad affittare ad un prezzo decente e quando Matt e Liv venivano a trovarmi ci si stava a fatica.
“A dopo!” Esclamammo all’unisono la mia amica ed io.

Il locale, in occasione del compleanno di Lily, era stato decorato con tutte le sue cose preferite: rose nere e candele finte. I cocktail erano stati rinominati in suo onore e, per la gioia di Liv, era una festa con open bar. Il che significava che avremmo potuto bere tutto quello che volevamo senza nessun problema. A parte quello di svegliarci con un gran mal di testa il giorno successivo, ovviamente.
“Sage!” Esclamò Lily quando mi vide. “Ce l’hai fatta!” La ragazza mi abbracciò stretta e finse di darmi due baci sulle guance per non lasciarmi i segni del suo rossetto nero sul viso. Il suo colore preferito era sempre stato il nero, ma in quel periodo stava attraversando una vera e propria fase gotica.
“Buon compleanno, Lils!” Dissi, ricambiando l’abbraccio.
“Grazie per essere venuta.” Replicò la ragazza. Poi salutò i miei amici, abbracciando anche loro. “Sono felicissima che siate riusciti ad esserci. Questa festa sarà meravigliosa!”
“Ne sono sicura!” Esclamai, guardandomi intorno. La musica era dark, il che era un cambiamento dalla solita dance tutta uguale che suonavano ultimamente nei locali. Erano canzoni affascinanti, attraenti. Erano sexy. Avevo intenzione di bere un paio di cocktail e abbandonarmi a una danza sensuale con uno sconosciuto. Beh, nella mia mente immaginavo che la danza sarebbe stata sensuale, ma visto che il mio sex appeal era pari a quello di un pomodoro acerbo ero sicura che il risultato sarebbe stato abbastanza imbarazzante. Non mi importava, però, perché progettavo di non essere abbastanza sobria per ricordarmene.
“Vado a salutare gli altri ospiti, voi mettetevi a vostro agio, ballate e bevete quanto volete! Il bar è di là.” Disse Lily, indicando con una mano l’interno del locale.
Annuii e cominciai a girovagare insieme a Matt e Liv, alla ricerca di qualcosa da fare – o meglio, qualcuno da cercare di conquistare. I miei amici decisero di andare a prendere il primo cocktail di una lunga serie, ma io non ero ancora pronta per bere. Volevo prima esplorare tutto, sia il locale interno che quello esterno.
“Pensavo di conoscere tutti gli amici di Lily. E tu chi sei?” Domandò una voce sconosciuta alle mie spalle. Mi voltai e mi trovai davanti esattamente la persona con cui avevo immaginato di ballare per tutta la sera. Un ragazzo alto, abbastanza muscoloso, con gli occhi azzurro chiaro e i capelli castani, quasi biondi.
“Sono Sage.” Dissi. “Sage Murray. Sono cresciuta insieme a Lily, ci conosciamo da tutta la vita.” Aggiunsi.
“Sage Murray.” Ripeté lui. “Io sono Christopher Lakewood.”
Mi porse la mano e la strinsi con un po’ di imbarazzo. Accidenti, era davvero bello!
“Non ho mai sentito parlare di te.” Dissi e arrossii subito dopo. Forse non era la cosa più giusta da dire.
“Ouch.” Rispose lui con un sorrisetto furbo. “Lily ed io ci conosciamo da tanto tempo, le nostre famiglie… è una storia lunga e non vorrei annoiarti senza nemmeno offrirti qualcosa da bere. Cosa ne dici se vado a prenderti qualcosa e ci conosciamo meglio?”
“Volentieri.” Dissi. Prima di andarsene si abbassò e sfiorò la mia guancia con le sue labbra. Provai un brivido e arrossii ulteriormente.
“Oh, eccoti!” Esclamò Liv, raggiungendomi. Aveva già quasi finito il cocktail che aveva in mano e Matt gliene stava porgendo uno nuovo.
“Hai proprio intenzione di dimenticarti tutto quello che è successo oggi, vero?” Domandai con un sorriso.
“Sì! Voglio dimenticare anche la faccia di quello stronzo di Hendricks. Almeno fino a quando non dovrò ricominciare a frequentare il suo dannatissimo corso.” Rispose lei, tracannando un altro sorso di cocktail e prosciugando il liquido che era rimasto nel bicchiere. “E tu perché hai quella faccia?” Mi chiese improvvisamente.
“Non crederai mai a quello che mi è successo!” Dissi, incapace di rimanere seria. Solo il pensiero di aver parlato con un ragazzo come Christopher mi faceva arrossire.
“Hai deciso di non bere più?” Chiese Matt, alludendo all’evidente mancanza di un bicchiere qualsiasi tra le mie mani. Sorrisi e scossi la testa.
“Ho conosciuto un ragazzo.” Risposi.
“Ehm… pronto? Io sono un ragazzo. Non è che la cosa sia tanto strana. Nel senso, ne conosci qualcuno, non è stato un evento storico.” Replicò Matt con ironia.
Sbuffai, ridendo.
“No, intendo un ragazzo più grande e mooolto affascinante. E’ andato a prendermi qualcosa da bere.” Dissi. “Ed è un figo da paura!” Esclamai.
“Per caso è alto, ha gli occhi azzurri e i capelli quasi biondi?” Mi chiese improvvisamente Liv, guardando dietro la mia spalla. Annuii e mi voltai nella direzione in cui stava osservando la mia amica, trovandomi faccia a faccia con Christopher.
“Da… da quanto sei lì?” Domandai. Ormai ero sicura di essere diventata bordeaux. Aveva sentito tutto, vero?
“Sono appena arrivato.” Mentì lui con un sorriso che diceva tutto il contrario. “Ti ho portato qualcosa da bere.” Aggiunse, porgendomi un bicchiere contenente un liquido rosso. Lo annusai: sapeva di ciliegia. Un sorso mi confermò anche che c’era del gin, il che era perfetto per le mie intenzioni. Era abbastanza forte e mi avrebbe aiutata a lasciarmi un po’ andare.
“Grazie.” Mormorai, abbassando lo sguardo.
“Spero che non vi dispiaccia se vi porto via la vostra amica per qualche minuto.” Disse poi Christopher rivolgendosi verso Matt e Liv. La ragazza scosse la testa, aveva gli occhi sgranati come se non potesse nemmeno credere di aver visto un ragazzo così bello. Matt borbottò un “no” impacciato e distolse lo sguardo. Christopher era esattamente il suo tipo. Beh, onestamente era il tipo di tutti, perché era davvero bello.
Il ragazzo mi prese la mano e mi guidò verso il fondo del giardino sul tetto, dove c’era un tendone decorato in stile orientale. Mi fece accomodare su una delle poltroncine basse e si sedette di fianco a me.
“Allora, Sage, raccontami qualcosa di te. Voglio sapere tutto.” Disse Christopher, puntando i suoi occhi azzurri sui miei e facendomi sentire incredibilmente a disagio.
“Oh, non sono così interessante.” Risposi, sventolando una mano. “Sto frequentando il college e studio storia.” Aggiunsi.
“Storia? E’ una scelta molto interessante, invece. Cosa vorresti fare in futuro?” Il ragazzo sembrava davvero curioso e partecipe alla conversazione. I suoi occhi erano fissi sui miei e aspettava le mie risposte quasi con impazienza.
“Un giorno mi piacerebbe scrivere libri di storia. Mi affascina quello che è successo in passato.” Risposi. “Tu invece cosa fai?”
“Oh, io ho già finito di studiare da un bel po’.” Replicò lui, riprendendo il sorriso furbo e un po’ misterioso di poco prima. “Diciamo che sono un imprenditore, ho un locale, l’Elixir.” Aggiunse.
“Non ci sono mai stata.”
“Spero che prima o poi rimedierai e verrai a trovarmi.” Rispose lui. Non mi stavo immaginando tutto, vero? Christopher Lakewood, il più bel ragazzo che avessi mai visto, stava flirtando con me, giusto? Ridacchiai e arrossii di nuovo.
“Mi piacerebbe.” Replicai prima di bere un altro sorso del cocktail che mi aveva portato. I minuti sembrarono volare e prima che me ne rendessi conto, era notte inoltrata e Christopher ed io avevamo parlato di tutto. Beh, principalmente di me, perché lui continuava a fare il misterioso. Forse sapeva che le ragazze impazzivano per quel tipo di uomini, quindi le risposte alle domande sulla sua vita erano sempre vaghe e mai complete. Non che mi interessasse, perché pianificavo di conoscerlo molto meglio. Magari avremmo potuto uscire insieme, innamorarci e avere una storia bellissima. Stavo forse correndo troppo?
“Sage, parliamo di cose serie.” Disse improvvisamente il ragazzo. La sua espressione cambiò e un brivido risalì la mia spina dorsale.
“Sì?”
“E’ quasi ora, devi venire con me.”
“Dove?” Domandai, confusa.
Vidi uno strano lampo nei suoi occhi e Christopher assunse un’espressione strana, che non riuscii a decifrare.
“Al giardino sul retro della chiesa St. Mary Abbots.” Rispose lui. Sgranai gli occhi e mi sentii come se fossi pietrificata.
“Scusa?” Chiesi, incredula. “Il biglietto… sei stato tu?”
Christopher scosse la testa.
“No, non sono stato io, ma un mio conoscente.” Rispose. “Devi venire con me se vuoi sapere chi sei veramente.”
“Non capisco.”
Per la prima volta notai un’espressione di insofferenza sul viso di Christopher. Era frustrato.
“Sapevo che non sarebbe stato facile convincerti.” Mormorò. “Seguimi e tutto ti sarà più chiaro. Vuoi scoprire perché vedi i fulmini tutte le notti alla stessa ora?”
“Come fai a sapere dei lampi?” Chiesi. “E come fai a…? Q-questa sera il nostro non è stato un incontro casuale, vero?”
“No, Sage. Ti cercavo da tempo. Vieni con me e ti prometto che ti spiegherò tutto.”
Cercai di valutare le mie opzioni. Il mio istinto mi diceva di scappare il più lontano possibile da tutta quella situazione, ma ero troppo curiosa. Volevo sapere di più sulla storia dei fulmini. E poi cosa voleva dire “scoprirai chi sei veramente?” Avevo troppe domande e Christopher mi aveva promesso delle risposte se l’avessi seguito.
“D’accordo.” Dissi. Avevo paura e continuavo a chiedermi se stessi facendo la cosa giusta, ma volevo sapere cosa stava succedendo. Dovevo saperlo.
Christopher sorrise e si alzò dalla poltrona, porgendomi una mano.
“Da questa parte.”
La strinsi leggermente e lo seguii verso gli ascensori che ci avrebbero portati al livello della strada. Avevo bisogno di contatto fisico con qualcuno per tranquillizzarmi. Se lui era con me non sarebbe successo nulla, giusto? La chiesa si trovava a pochi passi da quel locale, avrei potuto tornare dai miei amici se avessi dovuto chiedere aiuto a qualcuno. Un altro brivido risalì la mia schiena. Mi appoggiai alla parete dell’ascensore e chiusi gli occhi, inspirando profondamente. No, sarebbe andato tutto bene. Magari si trattava semplicemente di uno scherzo, doveva essere così. Quando li riaprii, e prima che la porta potesse chiudersi, incrociai lo sguardo di Liv in corridoio, che mi salutò con un sorriso vago.

Continua…


Grazie per aver letto!

A domani,

Poppy

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Un pensiero su “Giorno 106: Writing Challenge Day 5

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