Giorno 102: Writing Challenge Day 3

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Terzo giorno del writing challenge! Oggi si tratta di questo:

Giorno 3: Racconta (o inventa) una storia su un oggetto che si trova nella tua stanza.

Ho pensato molto al soggetto di oggi. Ho osservato a lungo tutti gli oggetti che ci sono nella mia camera (e se vi ricordate le foto che ho postato qualche giorno fa, sono tanti) e alla fine il mio sguardo si è posato sulla macchina da scrivere di mia madre e mi sono tornati in mente tutti i vecchi ricordi. Mi hanno fatta sorridere, così ho pensato di condividerli sotto forma di storia. E’ tutto un po’ romanzato, ma è la vera storia della macchina da scrivere. Spero che vi piaccia!


The Old Typewriter

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Una vecchia macchina da scrivere. A Robin era sempre piaciuta, sin da piccola. Era una delle cose con cui preferiva giocare quando visitava la grande casa dei nonni, la domenica. Loro le chiedevano sempre cosa volesse fare e le proponevano varie alternative: “Vuoi fare un castello con le carte? Vuoi andare nella vecchia camera della mamma e giocare con il suo armadio dei vestiti della bambola? Oppure vuoi i soldatini dello zio?”
All’inizio Robin era entusiasta di tutte quelle possibilità. Amava particolarmente giocare con il nonno, perché con lui poteva utilizzare le vecchie miniature delle automobili dello zio o giocare con i soldatini. Le piacevano le bambole, ma preferiva giocarci quando era a casa da sola. Poi, una domenica, Robin vide la nonna trasportare nella sala da pranzo quell’oggetto misterioso. Smise di giocare e cominciò ad osservare la donna inserire un foglio nel rullo e cominciare a scrivere.
“Nonna, cosa stai facendo?” Chiese la bambina, avvicinandosi al tavolo. Era piccola e i suoi occhi arrivavano a malapena al livello della macchina da scrivere quando era in piedi.
“Sto scrivendo una lettera.” Rispose la donna con un sorriso. Robin spostò lo sguardo dagli occhi grigi della nonna a quell’oggetto affascinante.
“Posso provare?”
“Certo, fammi finire un secondo questa lettera e poi ti spiego come si fa.”
Passò qualche minuto, in cui Robin tornò a giocare con il nonno, anche se la sua attenzione era su quella strana macchina con tanti tasti neri che facevano rumore. Tic, tic, tic.
Quando arrivò il suo momento, la nonna spostò una sedia di fianco alla sua, inserì un nuovo foglio bianco nel rullo e spiegò alla bambina che premendo abbastanza forte sui tasti rotondi neri si spostava una levetta con la lettera corrispondente che toccava il nastro con l’inchiostro e lo trasferiva sulla carta. Robin non sapeva ancora scrivere, ma era comunque affascinata da quell’aggeggio. Le prime volte si divertiva a schiacciare i tasti a caso perché le piaceva imitare la nonna. Si sentiva grande.
Passarono gli anni e la bambina imparò a leggere e scrivere e ogni domenica, invece di giocare con i soldatini o le bambole, chiedeva ai nonni di aiutarla a trasportare la macchina da scrivere sul tavolo della sala da pranzo e scriveva. All’inizio erano cose senza senso, insiemi di parole che aveva imparato a scuola, piccole frasi. Poi cominciò a fingere di scrivere un diario segreto, lettere a compagni di scuola o amici.
Le piaceva, era affascinante vedere le piccole levette che sbattevano sul nastro dell’inchiostro e trasferivano le lettere sul foglio bianco. Era sempre stata una bambina creativa ed era sempre entusiasta quando poteva creare qualcosa su un foglio immacolato. Qualunque cosa, un disegno, una scritta, un insieme di colori, delle linee, non importava. Quello che la rendeva felice era creare qualcosa dal niente.
Una volta cresciuta Robin smise di passare tutte le domeniche dai nonni, ma la sua passione per quella macchina da scrivere non si affievolì subito. Scoprì che anche sua madre ne aveva una, anche se non era grande come quella della nonna, e cominciò a scrivere anche a casa. Le piaceva anche il carattere del testo e poi le sembrava di essere una scrittrice, anche se non aveva mai niente di serio da scrivere.
Robin diventò un’adolescente e, come tutte le ragazzine della sua età, perse interesse in tutto quello che le faceva fare da bambina. Cominciò ad uscire con le amiche e a preferire la vita sociale alla solitudine della sua camera da letto. Arrivarono i computer, molto più veloci ed efficienti, e la macchina da scrivere sparì. Robin se ne dimenticò fino al momento in cui un giorno, rovistando tra le cianfrusaglie del suo garage, la ritrovò. Il povero oggetto era impolverato, ma in buone condizioni. La ragazza decise di riportarlo in casa, pulirlo e dargli un posto d’onore nella sua camera da letto. Inserì un foglio bianco nel rullo e scrisse solo due parole: Dream. Write.
Quando era piccola Robin non sapeva che scrivere era quello che avrebbe voluto fare da grande, ma quell’oggetto l’aveva inspiegabilmente attirata sin da bambina.
Pulita e senza un granello di polvere, sistemata su una cassettiera all’ingresso della sua camera da letto, la macchina da scrivere strappava un sorriso a Robin ogni volta che posava lo sguardo sull’oggetto. Le ricordava le domeniche passate a casa dei nonni, la sua infanzia e i momenti belli passati in famiglia e le riaccendeva la passione per la scrittura nei giorni in cui l’ispirazione sembrava essere sparita.


Grazie per aver letto!

A domani,

Poppy

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2 pensieri su “Giorno 102: Writing Challenge Day 3

  1. Sweetie 🙂
    È una storia così dolce, semplice ma ricca di tanti ricordi! Trovo che l’oggetto scelto rispecchi molto la tua personalità,Robin ama scrivere e sognare proprio come me 🙂
    È stato bello rivivere le stesse emozioni di Robin per un oggetto così innocuo ma che per una bambina può essere l’inizio di uma nuova avventura!!!
    Grazie per questa meravigliosa storia ♥

    • Grazie a te sweetie! ♥
      E’ proprio vero, un oggetto così semplice riesce a suscitare un’ondata di emozioni incredibili ed è bello vedere come alcune sono condivise anche da altre persone 🙂
      Grazie per aver letto!

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