Giorno 41: London Day 16

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Oggi ho visitato gli Spitalfields Market e Brick Lane e onestamente penso che sia la prima zona di Londra che non mi è piaciuta. Ogni giorno c’è un “tema” diverso agli Spitalfields e oggi era il turno della moda, quindi c’erano banchetti di vestiti. Inoltre era la giornata del vintage e dei designer e andrò controcorrente, ma a me il vintage non piace proprio per niente, quindi non ho trovato nulla di interessante. A Brick Lane invece è rimasta l’architettura originale di Londra, quella del 1600, solo che non è una bellissima zona. Per qualche motivo non mi sono sentita troppo sicura ed è la prima volta che mi succede a Londra.

In più il cassiere di Crepeaffaire è stato antipaticissimo (c’era un problema al negozio e non riuscivano a leggere le MasterCard – ovviamente proprio quando io volevo pagare con la carta perché non avevo portato contanti – quindi mi ha chiesto se avessi una Visa e quando gli ho risposto di no mi ha fatta sentire come se fossi io quella ad avere un problema. E in tutto ciò la stronza – perché non posso definirla in altro modo – in fila dietro di me mi ha guardata, ha scosso la testa e mi è scoppiata a ridere in faccia, facendomi sentire ancora più umiliata), quindi oggi ho voglia di scrivere qualcosa di divertente. Ah, e mi si sono chiusi anche i tornelli della metro addosso a Liverpool Street, quindi yay. E’ stata un’esperienza piacevole, sì.

Vi presento il post dedicato ai turisti italiani a Londra. Dopo vari giorni ho scoperto che odio tutti i turisti, non importa di che nazionalità siano, perché sono maleducati, non hanno rispetto per nessuno e sono egocentrici ed egoisti. Però gli italiani a volte sono divertenti e voglio raccontarvi le migliori scene che ho visto in queste due settimane.

Autobus 23, ora di pranzo. Di fronte a me ci sono due italiani che parlano tra di loro e a un certo punto li sento urlare: “Ancora quattro fermate!” Mi guardo intorno e non vedo nessuno – ero convinta che stessero parlando con qualcuno qualche fila più avanti. Poi sento una vocina rispondere dal piano di sopra dell’autobus e ho scoperto che stavano comunicando con i loro figli da un piano all’altro.
Ma non solo. Li ho anche sentiti fare piani per comprare delle nachos dal ristorante di fianco al loro albergo… da portare sull’aereo con loro il giorno successivo!

Queensway, mezzanotte passata. Sto tornando dal cinema e alcuni negozi di souvenir e qualche piccolo supermercato sono ancora aperti. A un certo punto mi si piazza davanti un uomo che mi urla letteralmente in faccia: “ANDIAMO A COMPRARE DELL’ACQUA, OOOOH!” Era leggermente irritato con suo figlio. L’ha preso per il braccio e l’ha portato nel negozio. Sono rimasta un po’ perplessa, sì.

St. Christopher’s Place, ora di pranzo. Mi avvicino a un Pret-A-Manger per mangiare qualcosa, quando questa coppia di italiani mi passa di fianco e l’uomo guarda dentro la vetrina con faccia schifata e dice la seguente frase: “Ma tu guarda che cazzo mangiano, questi animali!”
Cosa c’è di strano in tramezzini, wraps e zuppe? Anzi, credo che Pret sia una delle catene più sane… Ma poi dovevate vedere la sua faccia schifata. Non ho idea di cosa fosse abituato a mangiare. Aragosta alla Termidoro?

Metro, linea Circle. Due italiani seduti uno di fronte all’altra con una valigia enorme tra di loro. In mezzo al vagone. Con la metro piena di gente che non riusciva più a passare. E loro commentavano amorevolmente la valigia rovinata, toccandola e dicendo che l’avevano scelta apposta per il viaggio “perché tanto è già rovinata”.

Metro, linea District. Quattro italiani salgono spingendo tutti e non sapendo se avevano preso il treno che andava nella direzione giusta. Alla fine non riescono a capire e decidono di rimanere su fino alla fermata successiva per sapere se stavano andando dove dovevano o no. Nel frattempo cominciano a parlare di dove avrebbero mangiato quella sera, sostenendo – tutti convinti – che alla Steak House non avessero le bistecche. Alla fine optano per il McDonald’s e cominciano a discutere su come si scrive “Night” (erano convinti che l’h andasse in fondo) perché vogliono trovare un locale dove “darsi alla pazza gioia”.

Queste sono le più divertenti, perché le altre sono scene tragiche. Andiamo dalla persona che non parla assolutamente inglese e cerca di fare tutto in italiano, a quelli che credono di essere a casa loro e che si comportano in maniera allucinante (ve l’ho già scritto, ma nella mia mente rimane impressa la scena della donna che non voleva spostarsi dal posto dedicato ai disabili in autobus e ha cominciato a fare facce scocciate quando ha visto il ragazzo in sedia a rotelle salire…)
Però, come vi dicevo, gli episodi di oggi mi hanno fatto venire voglia di raccontare qualcosa di divertente, quindi eccoli qui. Gli italiani in vacanza.

A domani!

Poppy

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