Giorno 24: le persone moleste in sala d’aspetto

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Degenze-sala-finita

Come tutti i mesi oggi sono andata a fare il vaccino all’ospedale, perché sono allergica all’alternaria (simpaticissime spore di muffa che volano libere e felici nell’aria, facendomi starnutire e provocandomi prurito a tutto il viso, soprattutto agli occhi). Come tutti i mesi ho odiato l’attesa, perché ci sono tre tipi di persone che non sopporto quando sono obbligata a stare in una sala d’aspetto e sembra quasi che li trovi entrambi ogni singola volta. Chi sono? Vi starete chiedendo.

Le persone che giudicano. Le riconoscete subito, sono quelle persone che ti guardano dall’alto al basso se non sei perfetta e, se sono in compagnia di qualcuno, cominciano a parlare abbassando la voce e mettendosi la mano davanti alla bocca per non fare capire agli altri quello che dicono.

Parliamone. L’ospedale è a pochi passi da dove abito – raggiungibile a piedi, quindi – e certo, non vado a fare il vaccino in pigiama, ma nemmeno in abito da gran sera. Una volta che metto un paio di jeans e una maglietta, mi sistemo e mi pettino, sono a posto. Non ho bisogno di truccarmi di tutto punto con fondotinta, correttore, ombretto perfettamente sfumato, ciglia finte, rossetto, lucidalabbra, eyeliner e chi più ne ha, più ne metta. Anche perché dai, è estate e si muore di caldo. Poi arrivo e trovo quelle praticamente in abito da cocktail con le perle, i capelli cotonati, i tacchi e truccate come se fosse Halloween, che ti guardano con aria schifata e cominciano a sparlare.

Altrimenti mi capita di attirare l’attenzione per il mio colorito. Sono molto pallida, moltissimo. Talmente pallida che quando ho cercato di prendere il sole l’anno scorso (con protezione solare altissima), mi sono quasi ustionata e ci ho rinunciato. Immaginatevi d’estate, quando sono tutti super abbronzati e tutte le persone che conosco (ma spesso anche quelle che non conosco e che stanno solo cercando un motivo per cominciare a parlarmi, così mi racconteranno la storia della loro vita) cominciano: “Mamma mia, ma come sei bianca! Ma non vai un po’ al mare? O in piscina?”

No. Non vado in piscina, o al mare perché non so nuotare e la mia idea di relax non comprende dover cercare di prendere il sole in un rettangolo di mezzo millimetro con gente praticamente in braccio, bambini che urlano e giocano e si rincorrono e, in alcuni casi, “Cocco! Cocco bello! Cocco! Cocco bello!”. Oltre al fatto che il sole fa male alla pelle e si vede dalla condizione della loro. Sembrano mummie con le rughe marcatissime, anche se cercano di nasconderle in tutti i modi. E quando rispondo che non mi piace prendere il sole, ma d’estate preferisco andare in altri posti, sembra sempre che abbia detto che mi diverto a calciare cuccioli di cane in mezzo alla strada.

Le persone che approfittano della sala d’aspetto per vantarsi di tutto. Dai, le conoscete anche voi. Vi è capitato di sicuro! Quelle che parlano a voce altissima con il malcapitato di fianco, raccontando tutto, ma proprio tutto delle loro favolose vite. Nemmeno abitassero a Beverly Hills o andassero in vacanza con la Regina Elisabetta. Ma no, loro devono parlare delle fantastiche vacanze in qualche posto dove ci sono gli ombrelloni a castello e sono a dieci chilometri dall’acqua per la quantità di gente che c’è (ma loro sono sempre in prima fila, davanti al mare), oppure dei meravigliosi figli che prendono dieci e lode a scuola (e poi ti capita di conoscere la persona di cui stanno parlando e sai che è già tanto se ha sei in due materie), della loro incredibile conoscenza dell’inglese (questa mi è capitata oggi: una signora che diceva a quella di fianco che lei sapeva benissimo la lingua e le spiegava che ‘piccolo’ si dice ‘smack’. Non sapevo se ridere o piangere, così ho optato per isolarmi e cercare di concentrare la mia attenzione su altro) oppure di qualunque altra cosa vi venga in mente. Ricordatevi solo di aggiungere favoloso, fantastico, meraviglioso o incredibile, altrimenti non funziona. E poi parlano, parlano e parlano con tutti e con nessuno, perché si rivolgono a tutta la sala d’aspetto e a nessuno interessa minimamente quello che stanno dicendo. Ma quando trovano una persona come loro è la fine. Allora arrivano i doppi favoloso-fantastico-meraviglioso-e-incredibile e non se ne esce più.

Le persone che devono per forza cominciare a parlarti insieme. Mi è capitato più volte di trovare le signore anziane che cominciano a raccontare tutta la loro vita e cominciano più o meno da quando avevano l’età del malcapitato e non finiscono più, soffermandosi con particolare attenzione su malattie e morti di qualunque persona che conoscono, dai parenti a gente che conoscono solo di vista e non ci hanno mai nemmeno parlato. E’ terribile. Sono persone che ti fanno venire voglia di scappare il più lontano possibile.

E quando capita di trovare conoscenti che non si vedono da anni è proprio la fine. Lì non c’è scampo e la lista di domande è più o meno infinita.
“Ma cosa fai adesso? Studi o lavori?”
“Ah, e cosa fai? Non ho ben capito qual è la tua professione. Di cosa ti occupi di preciso?”
“E il fidanzato? Ce l’hai? Tra quanto vi sposate?”
“Non sei ancora incinta? Io alla tua età avevo già due figli!”
“Come non hai mai fatto la patente??”
“Ma sei/hai [inserisci qui: dimagrita, ingrassata, tagliato i capelli, fatto la tinta, cambiato qualsiasi cosa nel tuo look] dall’ultima volta che ti ho vista?” (circa quindici anni fa)
“La famiglia? Come sta tua/o mamma, papà, nonna/o, sorella, fratello, nipote, cugina/o, cane, gatto, criceto, prozio/a, bisnonno/a-morto-da-come-minimo-ventidue-anni?”

La cosa peggiore mi è capitata qualche anno fa. Stavo aspettando l’autobus e mi si è avvicinata questa signora che non ho mai visto in tutta la mia vita e mi approccia con: “Mi dispiace per tua nonna! E’ stata proprio una cosa improvvisa, chissà come devi esserci stata male!” E io non avevo la minima idea di chi fosse e perché mi stesse facendo un discorso così personale. Non felice di un mio cenno muto, la signora ha continuato a molestarmi finché non è arrivato l’autobus con domande altrettanto personali sulla vita della mia famiglia, cercando ovviamente di scoprire più dettagli possibili. Gli auricolari e la musica a tutto volume non sono riusciti a fermarla.

Per non parlare della vicina di casa ottantenne, che una volta mi ha vista sulle scale, mi ha salutata e le ho risposto e poi, quando stavo per uscire, mi ha letteralmente presa per un braccio e mi ha fermata per chiedermi cosa stessi facendo in quel periodo, se ero stata promossa, e cose del genere. Dire che ero allibita è poco!

Purtroppo sembra la stessa cosa ovunque io vada: dal dottore, all’ospedale, dal parrucchiere e alla fermata dell’autobus. Forse è la maledizione di abitare in un posto relativamente piccolo o forse non lo so. So solo che sono snervanti queste persone e non le sopporto.

A voi è mai capitato qualcosa del genere? Raccontatemi le vostre esperienze nei commenti, se vi va!

Poppy

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